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Il papà sbrana il piccolo Leoni: “Non sei degno di Vannacci”

Il neo segretario giovanile di Forza Italia ha attaccato frontalmente il generale: la missiva del padre è un grande esempio da seguire

Simone Leoni riceve una lettera per la sua critica a Vannacci Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI e © STILLFX tramite Canva.com
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“Sleale”, “miserabile”, “basso”, “spregevole”. Sono questi alcuni degli aggettivi che Silvio Leoni utilizza riferendosi al figlio Simone, neo segretario giovanile di Forza Italia, che nei giorni scorsi, dal palco congressuale dell’Eur, aveva scagliato delle pesantissime accuse all’indirizzo del vice segretario federale della Lega, il generale pluridecorato Roberto Vannacci. Non usa mezzi termini papà Silvio, nella lettera aperta pubblicata sulle colonne del Tempo, per esprimere tutto il suo disappunto nei confronti della condotta del figlio, reo di aver contravvenuto, con le sue parole, al complesso valoriale della famiglia Leoni (oltre che della stessa Forza Italia), nonché al testamento spirituale lasciatogli amorevolmente in dote da nonna Gloriana.

Un lascito fatto di Valori come “lealtà”, “senso dell’onore” e “coerenza” con cui dover necessariamente “fare i conti”, che, come sottolinea il padre, si scontra con i “giochi politici” praticati da Simone, e lo costringerà inevitabilmente, presto o tardi, a doversi “guardare allo specchio”. E, del resto, come poter dare torto a Silvio Leoni. Perché nello sproloquio dell’Eur, il suo Simone, non solo non è stato coerente con i valori incarnati dal partito che si pregia di rappresentare e con quelli trasmessigli dalla sua famiglia d’origine, ma, peggio, si è dimostrato poco leale e onorevole nei confronti di un alleato, imputandogli ingiustamente colpe e demeriti non propri.

Non solo. Perché nel testamento spirituale consegnato all’amato nipote, nonna Gloriana indica tra i valori imprescindibili necessari per considerarsi veramente un Uomo anche “intelligenza, che non è furbizia”, “giusto orgoglio, che non è superbia”, “rispetto di sé e degli altri”, “indisponibilità per i bassi giochi di potere”. Valori anch’essi sistematicamente infranti dall’acerbo Simone, il quale, pronunciando con una tale enfasi un discorso suggeritogli all’orecchio da altri al fine di soddisfare i loro bassi giochi di potere, è riuscito a scadere un esercizio sciocco ed effimero, irrispettoso soprattutto della sua stessa intelligenza, in cui la superbia ha nettamente prevalso sull’orgoglio.

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C’è poi, ancora, un ultimo fondamentale valore con cui si chiude il testamento di nonna Gloriana, giustamente richiamato da Silvio Leoni nella parte finale della sua missiva: l’umiltà. Perché l’irritante altezzosità con la quale il giovane leader forzista si è rivolto all’indirizzo del generale Vannacci, dando allegramente del “codardo” a chi per anni ha servito con umiltà (lui sì) e coraggio la Patria, è la prova definitiva di quanto errate possano essere le convinzioni del giovane Leoni, e di quanto il suo (si fa per dire!) discorso possa essere stato inappropriato e sconnesso dalla realtà. Perché la verità, caro Simone, e anche in tale ultimo caso tocca dare ragione a papà Silvio, è che nella tua giovane vita hai ancora dimostrato troppo poco per permetterti il lusso di dispensare lezioni di moralità al prossimo dall’alto di un pulpito con una spocchia e una presunzione che già la metà basta (e avanza).

Questo complesso mondo a cui con tanta energia ed aspettative ti affacci, che oggi cotanto ti celebra e così subdolamente ti incensa, ti userà per il tempo necessario, non un istante di più. E quel che allora potrà restare, e fare la differenza, saranno i valori, quelli evocati nel suo testamento spirituale da nonna Gloriana e oggi accoratamente richiamati nella sua missiva da papà Silvio. Fai tesoro di questa lezione, e non smarrirli mai quei Valori nell’impervio percorso che potrebbe accompagnarti, te lo auguro, verso una lunga e feconda carriera politica. Non sbaglierai.

Salvatore Di Bartolo, 6 giugno 2025

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