Qui al bar speravamo che il woke fosse un problema superato e che si fosse portato dietro le censure. Forse ci sbagliavamo. Lo domandiamo al prefetto di Reggio Emilia, dove si straparla di rilanciare gli eventi a Campovolo e che, invece, in nome dell’ordine pubblico e per il timore di proteste, ha proibito il concerto di Kanye West e Travis Scott. Non sono piaciute le dichiarazioni antisemite? A noi no di sicuro, ma qualcuno si è forse sognato di impedire a Francesca Albanese, nella rossa Emilia-Romagna, di dire in un teatro che era sbagliato chiedere la liberazione degli ostaggi ebrei di Hamas?
Viviamo in un Paese in cui Tiziano Ferro ci racconta che è un “rifugiato” negli Usa perché qui non riconoscono i figli avuti (comprati?) con l’ex compagno. Ma se metti il cappellino “Make America great again” non puoi suonare davanti a un pubblico pagante. L’esibizione censoria più clamorosa, però, è stata quella del Pd a Codogno: in uno dei Comuni epicentro del Covid, la sinistra voleva vietare il concerto di Enrico Ruggeri perché avrebbe avuto posizioni no vax. Pensate se avessero dovuto vietare i concerti di Bob Marley perché era favorevole alle canne legali, quelli di John Lennon perché era contrario alla guerra in Vietnam, o se dicessero che Annalisa non può andare a Sanremo perché le sue canzoni sono diventate blasfeme.
Il partito unico della censura spadroneggia. E meno male che questa doveva essere l’era di TeleMeloni e dell’oppressiva egemonia della destra. Invece la musica non è cambiata. E quella diversa, si fa di tutto per spegnerla.
Il Barista, 2 giugno 2026
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