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Il Pd vieta pure le sigarette

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Beppe Sala è un ottimo sindaco, come per altro tutti gli amministratori, chi più chi meno, ma sono dettagli, che si sono avvicendati a Milano negli ultimi decenni. Quindi prende di sorpresa l’ultima proposta, vietare il fumo di sigaretta presso le pensiline di tram e autobus dove la gente si affolla. Poi, progressivamente, proibizione totale del fumo all’aperto. Motivo: la sigaretta inquina. Vero ma la misura, vagamente, talebana, non ha niente di strutturale e dunque frana nell’irrilevante o nel ridicolo. Meglio allora sarebbe stato dire: non fumate dove c’è tanta gente ma fatelo per educazione e cortesia. Non per abbassare l’inquinamento.

Poi Sala ha aggiunto che tutti devono fare la propria parte. Benissimo. Facciamo tutti la nostra parte. È stato calcolato che il fumo delle sigarette incide come il forno a legno delle pizzerie. Facciamo tutti le nostra parte: mai più pizze cotte nel forno a legna. Via anche i venditori fumiganti di caldarroste, facciano la loro parte. Stop alla musica dal vivo negli stadi, nelle piazze, nei giardini: inquinamento acustico, anche musicisti e ballerini facciano la loro parte. Gli allevamenti appena fuori città inquinano a causa dei gas sprigionati dal letame. Mai più maiali e pecore. Che facciano la loro parte e si suicidino se non riescono a smettere di produrre escrementi. Il vento si permette di trasportare l’aria, e perfino lo smog, dove gli pare. Mai più vento, il vento faccia la sua parte.

Si scherza. Per carità, nessuna sottovalutazione del problema. Tutti chiediamo aria migliore per i nostri polmoni e nessuno, spero, ama vivere in città malsane. È solo che il problema del fumo di sigaretta all’aperto non si direbbe pressante, le stime più pesanti, sulle quali non c’è accordo, dicono che incide (potrebbe incidere) al massimo per il  5 per cento. Intanto i riscaldamenti, che incidono al 40 per cento sullo smog, vanno a manetta anche  quando fuori ci sono 16 gradi. Vietare il fumo per risolvere il problema è un po’ come svuotare il mare con un cucchiaino.

Alessandro Gnocchi, 19 gennaio 2020