A Milano, sempre più capitale finanziaria d’Italia, ogni tanto qualcuno si ricorda che “ci sono i ricchi” e invece di esserne felice, decide che vanno puniti.
Quel qualcuno, quasi sempre, è il Partito Democratico, che con finta sobrietà anche questa volta ha proposto di tassare i Paperoni che decidono di trasferire la residenza nel capoluogo lombardo sfruttando il regime agevolato della flat tax. L’idea, avanzata dalla Capogruppo Pd alla commissione Finanze del Senato Cristina Tajani e fortemente promossa da Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd in Regione Lombardia, è di imporre una sovraimposta aggiuntiva del 12,5% o 15% agli stranieri che hanno deciso di trasferire la residenza fiscale in italia da destinare alle casse comunali per finanziare servizi sociali.
Ancora una volta la sinistra si lancia nel suo sport preferito: colpire ciò che funziona. Il regime della flat tax per i nuovi residenti super ricchi ha attirato migliaia di milionari e miliardari da tutto il mondo. Capitali, consumi, investimenti, ristrutturazioni, occupazione. In un Paese con una pressione fiscale schiacciante, qualcuno grazie alle agevolazioni ha finalmente scelto di portare soldi anziché scappare altrove.
L’obiettivo dichiarato per la destinazione dei proventi derivanti dalla tassa è come sempre degno delle pagine più struggenti di un romanzo rosa: “Aiutare i minori stranieri non accompagnati” o “Rafforzare le strutture dei servizi sociali”.
Ma la realtà è ben più squallida: i cinque milioni di euro che verrebbero incassati dalla manovra non sono nemmeno una goccia nel mare del bilancio comunale di Milano. Eppure, per rincorrere questa manciata di spiccioli, si rischia di veicolare l’ennesimo messaggio accattone dello Stato. Ma che importa? Basta poter dire “li abbiamo tassati” agli amici delle manifestazioni del sabato pomeriggio a Missori.
Non sorprende e si torna sempre ad un punto che ormai è un mantra: la sinistra italiana, orfana di ideologie credibili e incapace di proporre riforme strutturali, si rifugia da decenni nel sempreverde tasto della tassazione. Ogni problema sociale? Una tassa. Ogni disuguaglianza? Una tassa. Ogni crisi? Ancora una tassa.
Chi lavora e produce deve “restituire”, chi arriva coi soldi in tasca deve “condividere”. Peccato che l’unico effetto di questo continuo drenaggio sia scoraggiare l’iniziativa, la mobilità, la crescita. E tutto ciò è tragicomico: Milano viene scelta da grandi patrimoni non per il clima o per i maranza, ma per l’opportunità fiscale. E proprio quell’unico vantaggio competitivo si cerca ora di indebolire ignorando una legge economica banale: la ricchezza si muove dove può generarne altra.
Appena si cambia musica, i Paperoni prendono il primo volo per Lisbona, Dubai o Londra. Ma i fautori dell’equità a tutti i costi questo non lo capiscono: per loro la crescita è sospetta, il lusso è colpa, e chi ha successo va penalizzato. Milano, nel frattempo, continuerà a diventare una città sempre più cara e sempre più internazionale perché la domanda è elevatissima.
E cercare di attuare delle logiche parassitarie sui capitali esteri rischia semplicemente di minare il progresso che sta investendo uno dei pochi poli economicamente floridi del nostro paese.
Alessandro Bonelli, 7 agosto 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


