Politica

“Il piano del Colle per fermare Meloni”. Ecco il retroscena nella bufera

Voci, accuse, smentite: da dove nasce il dibattito rovente sulla ricostruzione di Belpietro

meloni la verità Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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“Il piano del Quirinale per fermare la Meloni”: questo il titolo dell’articolo della Verità al centro del dibattito politico in queste ore. Il direttore del quotidiano Maurizio Belpietro presenta uno scenario che, se confermato, aprirebbe uno squarcio inedito nei rapporti fra Palazzo Chigi e il Quirinale. In base a quanto affermato, all’interno della presidenza della Repubblica circolerebbe da settimane un’ipotesi precisa: trovare il modo di “fermare” l’ascesa di Giorgia Meloni, impedendole non solo di consolidare il potere fino al 2027, ma anche di presentarsi alle elezioni con le stesse condizioni di forza con cui governa oggi.

Il giornale racconta di una fonte interna descritta come “più che autorevole”, secondo cui al Colle serpeggerebbe la convinzione che il Paese abbia bisogno di un cambio di rotta prima della fine naturale della legislatura. Un’idea che, sempre secondo questa ricostruzione, troverebbe terreno fertile tra alcuni consiglieri, come l’ex parlamentare dem Francesco Saverio Garofani, indicato come una delle figure più attive nel coltivare la prospettiva di una nuova aggregazione politica. Il modello evocato sarebbe quello dell’Ulivo degli anni Novanta: una coalizione larga e trasversale, capace di unire centrosinistra, moderati e forze civiche con l’obiettivo di ribaltare la maggioranza di centrodestra.

A suggerire questo possibile scenario ci sarebbero non solo valutazioni politiche ma anche la convinzione che un “provvidenziale scossone” — così viene definito — possa arrivare da eventi esterni. Una bocciatura referendaria, un intervento della magistratura, un irrigidimento della Corte dei Conti o perfino una tensione sui mercati evocata con il fantasma dello spread: tutte ipotesi che richiamano pagine delicate della storia recente, come il 2011 di Monti o il 2013 delle convulsioni istituzionali.

Nessuna prova definitiva, molti dettagli non verificabili, ma una cornice narrativa chiara: per il quotidiano, il rischio sarebbe quello di un ritorno alla stagione in cui le massime istituzioni avrebbero svolto un ruolo attivo nel determinare o condizionare gli equilibri politici. Un copione che, sempre secondo questa tesi, si riproporrebbe oggi con Meloni nel mirino.

Resta da capire quanto di questa ricostruzione appartenga al mondo delle ipotesi e quanto alle intenzioni reali delle figure citate. Il Quirinale ha commentato solo le dichiarazioni di Galeazzo Bignami, esprimendo “stupore” per le sue parole su quello che è stato battezzato come “l’ennesimo attacco alla presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo”. Belpietro tiene invece la barra dritta: “Di ridicolo in questa vicenda c’è solo il maldestro tentativo di mettere il silenziatore a dichiarazioni inquietanti rilasciate da un consigliere del presidente della Repubblica”.

Uno scontro che ha inevitabilmente riacceso il dibattito sul ruolo della presidenza della Repubblica e sul confine — mai semplice — tra garanzia istituzionale e influenza politica. In un clima già segnato da forti polarizzazioni, non mancano tensioni e sospetti.

Franco Lodige, 18 novembre 2025

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