Ecco. Sto scrivendo senza vedere. Lacrime mi allagano gli occhi. Lacrime piovono sulla tastiera. Fuori c’è un sole che non serve a nessuno. È il giorno degli scatoloni per Tarocco Sigfredolo e lui, in un colmo di basso profilo, si effigia in un video autocelebrativo, ma appena appena. Con la musica di LOVE di Nat King Cole (non era meglio, il Lacrimosa di Mozart?). Il Nibecorto fa fagotto evocando evocano martiri, accoltellate, trucidate, per dire senza dirlo che la vera vittima è lui, agnello sacrificato alla meschinità di “una compagnia malvagia ed empia, tutta ingrata, tutta matta ed empia”. Ecco. I miei occhi si sciolgono mentre il mentore passa in rassegna i migliori anni della vita sua accarezzando per l’ultima volta tutte le piccole cose di pessimo gusto accumulate in 20 anni, “Ho sempre saputo che sarebbe finita ma non credevo in un modo così mostruoso”: che ci vuoi fare, lo sappiamo come sono questi, so’ fascisti, so’ le sorelle Meloni dentro al Mossad, “Uhè, cameratti!” (qui c’è un doveroso omaggio al Catenacci-Giorgio Bracardi, il solo e l’unico, il sommo pazzo irrefrenabile, incontenibile, insostituibile).
Il grande capo di Report, il Toro Seduto a tavola al Bistrot Cefalù, in redazione teneva un bazar, tipo uno di quei posti lugubri, sperduti in campagne da twin peaks, dove entri (ma non sai se esci) e trovi di tutto, santini ed armi semiautomatiche, culle e bare, pigiami, auto storiche, auto elettriche modello Fratoiotti, generatori, asce da killer del bosco, giostrine a cavalli, giocattoli, coltelli da macellario… Sul desk di Ranucciolo uscito dal desco, invece: vongole sgusciate, 80mila chat registrate, poi pezzi di torba, disegni di bambini di 10 riconoscenti per l’impegno profuso nella libera informazione, la Palestina, la Costituzione, la “democvazia”, portapenne in ceramica, orrendi, statuine sacre, pupazzi di Diabolik (ogni riferimento al compagno di merende Lavitola, l’oro seduto, è da intendersi come puramente casuale), tartarughine portafortuna (menomale), cornetti fregati allo stupefacente De magistris che li teneva in serie sul tavolo da magistrato, e siamo già al cringetrash, pupazzi di se medesimo, libri di e su se medesimo, Sigfrido è leggerissimamente autoreferenziale ma può permetterselo, non manca un rotolo di carta igienica, evocativo, oggi simbolistico, ma anche quello fa la sua aulica figura considerando su quali auguste chiappe si posava, e ancora cineserie, ninnoli, gadget cianfrusaglie sentimentali dove il tempo si deposita (l’intento di devolvere tutto in beneficenza pare demenziale, ma ogni immenso cuore non viene recepito dai contemporanei).
Tutto per autocelebrare una storia a schienadritta, fedele ai princìpi sempre, l’accento mi raccomando al posto giusto, una storia italiana, finita con l’olocausto del più grande di tutti i tempi: in americano, G.O.A.T, cioè Capra! Capra! Capra!, ma quelli che capiscono, so’ americani, so’ trumpiani, trescano col Mossad meloniano. Ecco. Il cuore mi s’allarga, s’allaga, e poi si spezza: come faremo senza di lui. Già ci manca. Ci manca non vedere accuratamente tutte quelle inchieste tuttedunpezzo, incomprensibili, arruffate come ventose domeniche d’autunno, dense di messaggini, puntate sempre in un’unica direzione, come droni un poco maniacali: volano via, nella voce soffusa, da crooner, da incantatore di stagiste che racconta i suoi scatoloni, pieni, come le nostre scatole. C’è un sacco di roba lì in mezzo. Anche oggetti gialli di forma preoccupante, ma non stiamo ad indagare, in fondo mica siamo Report, noi. Tutto ha un significato nell’immaginario mondo di Ranucciolo, non c’è spazio per il puro caso. Tutto è nella Rai, niente al di fuori della Rai, nulla contro la Rai: è cosa sua, casa sua! O almeno lo era fino a ieri. E adesso? Adesso niente, adesso tocca salvare il Paese, l’Europa, l’Occidente, il globo intero dalle destre infamone e tramone, non è ancora chiaro se da uno scranno a 5 Stelle o del Piddì ma c’è tempo, è ancora tutto in divenire, ‘sto cazzo de campolargo che pare una ribollita, non era meglio veramente lanciare lui Sigfridolo e buonanotte al secchiolo?
Sic transit gloria Report e suca. Ingrati. Vent’anni consumati a far luce, sempre a schiena dritta, come un Faro eretto nella notte: e poi finisce tutto così. Con una manovra di palazzo. Di potere. Di Mossad. Di Melonad. Mica perché un giornalista supremo si era convinto di poter dire fare baciare frequentare chicazzoglipare, catafratto all’opportunità, lo stile, la misura, non per la foresta di ombre che si agitano intorno alla storiella più surreale di tutti i tempi, un maneggione pregiudicato che tra una sauté di cozze e un plateau di cazzate ti prepara l’ascesa nell’empireo del potere a suon di sondaggi & petardi sotto al culo, ma tu non ci credi, però chissà perché ti ci vedi di nascosto subito dopo, lo difendi oltre ogni oltranza, all’evidenza ti arrendi, era tutto fasullo, tutto commediato, l’attentato, il pericolo, tutto, ma tu insisti, no, è amico mio, no mi vuol bene, non può essere stato lui e se è stato lui allora ci sarà una ragione, l’avranno costretto, marachello, il terzo livello, e intorno una sarabanda di amanti, apprendiste, stagiste, fonti, pompeiane, tictocchèr, bongo bongo che chiama 4 camorristi da strapazzo che paiono mujhaeddin per mettere la bomba e poi fugge in Africa col mal di cuore, e sullo sfondo possibili intrecci, affari gorgoglianti, ipotetiche connessioni, agevolazioni, un pentolone dove può entrare di tutto, mancano solo i feticheur del Congo, ma non è detto.
No, non è mica per le chat che svaniscono, per i dubbi degli inquirenti, per le eventuali intromissioni di un faccendiere in un programma del servizio pubblico, ma no, che vaai a pensare, è solo l’ingratitudine umana sconfinata, del resto anche Cristo fu venduto da Giuda, e chi era Cristo a petto di Sigfristo? Io scrivo, ma sono morto dentro. Dilaniato, lacerato mentre il pupazzetto di Ranucci finisce nel cartone. Non è giusto, non è così che doveva andare. Avevamo ancora tante inchieste farneticanti da subire. E non sarà più la stessa cosa, la stessa atmosfera, chi verrà adesso non potrà mai essere degno del Maestro. Perché Ran era Rep e Rep era Sig. Lo stile fa l’uomo, e anche il format. E adesso si è sformat. Non doveva andare così, con il GOAT dell’informazione, l’uomo oltre il Pulitzer, più grande del Nobel alla pace, sgusciato come una vongola. Questo video fa male. Questa infamia il Paese la porterà addosso come una macchia incancellabile. Siamo sempre i soliti. Incapaci di grandezza. Buoni solo a spegnere le menti più brillanti. Ma io penso/che questa mia generazione è preparata/a un mondo nuovo e a una speranza appena nata/ad un futuro che ha già in mano/a una rivolta senza armi/perché noi tutti ormai sappiamo/che se Sig muore è per tre giorni e poi risorge. E allora non finisce qui anche se è finita qui, Sig va via col vento, domani è un altro giorno, ma nessun giorno ha senso se non sei qui con me.
Max Del Papa, 13 ottobre 2026
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