Qui al bar qualcuno ricorda ancora una vecchia canzone di Giorgio Gaber: “Il potere dei più buoni”. È vero: il buonismo non incontra più lo stesso favore del senso comune di un tempo, ma comunque si avvantaggia della stessa reticenza di chi non si permette di sfidarlo sul piano razionale, perché teme di passare per cattivo.
Così avviene nel caso dell’attivismo pro Pal. Ed è questa stessa forza attrattiva che porterà oggi i giovani in piazza: la politica del sentimentalismo a buon mercato promossa dalla sinistra vince il loro favore, perché fa leva sull’irresistibile piacere, ancor più seducente per i ragazzi, di sentirsi dalla parte del giusto. Specie se quel giusto deve essere affermato contro il mondo, ma in nome del popolo illuminato.
Persino i violenti, forse, si sentono talmente buoni da voler spaccare tutto in nome della loro superiorità morale. In fondo, sono meccanismi semplici. Certo, quel potere oggi resta vivo più che altro nelle bolle autoconfermative di tv, giornali, social; molto meno alle urne. Sono, in ogni caso, le fonti di un senso di approvazione che per i giovani è pane quotidiano. Non per ridurre tutto al lettino di uno psicologo, eh. Sarà che qui al bar siamo dei realisti spietati. Poco buoni e sicuro poco potenti.
Il Barista, 3 ottobre 2025
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