Cronaca

Il precedente c’è, ecco cosa rischia la Flotilla: il blitz di Israele, poi il massacro

Nel 2010 una situazione simile a quella attuale. Gli attivisti non risposero all'alt della marina israeliana, che salì a bordo. Poi la reazione: nove morti

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Il caso della Global Sumud Flotilla sta accendendo un nuovo fronte di tensione internazionale. L’obiettivo dichiarato: forzare il blocco militare di Israele. Dietro la bandiera della solidarietà, insomma, si cela una missione che rischia di trasformarsi in un confronto pericoloso con la marina israeliana.

Israele ha imposto un blocco navale attorno alla Striscia di Gaza, e ha già chiarito che non tollererà violazioni. Un precedente tragico è ancora vivo nella memoria: nel 2010, come mostrato da alcuni video di Quarta Repubblica, la nave turca Mavi Marmara, che trasportava attivisti e beni di prima necessità, fu intercettata in acque internazionali. Il blitz delle forze speciali israeliane portò a scontri a bordo e alla morte di nove attivisti. L’episodio provocò uno strappo diplomatico tra Ankara e Tel Aviv e scatenò un’ondata di proteste internazionali.

Oggi, a distanza di 15 anni, la storia rischia di ripetersi. Non tutti i partecipanti della Flotilla sembrano concordi con l’idea di forzare il blocco. Alcuni sono già tornati indietro, sorpresi da un cambio di strategia che – a loro dire – non era stato chiarito fin dall’inizio. A bordo della nave Karma, sostenuta da Arci, ci sono anche due parlamentari italiani del PD, Arturo Scotto e Annalisa Corrado. La loro posizione è netta: “Non vogliamo provocare né cercare scontri. Ci fermeremo se l’esercito israeliano ci intimerà l’alt”.

Intanto, cresce l’allarme per un possibile intervento armato. “Se ci sarà un nuovo attacco, potrebbe essere letale”, ha dichiarato il comandante della nave Zefiro, Stefano Bertoldi.

Il confine tra azione simbolica e rischio reale si fa sempre più sottile. E il conto, in situazioni come questa, può arrivare salatissimo. In vite umane.

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