Non è Donald Trump il premio nobel per la pace. Alla fine, dopo giorni di dibattiti, è stato assegnato all’attivista venezuelana Maria Corina Machado. Lo ha annunciato l’Istituto Nobel norvegese durante la cerimonia a Oslo, in Norvegia.
Il premio va a una “coraggiosa e impegnata paladina della pace”, ha fatto sapere il Comitato, “una donna che mantiene accesa la fiamma della democrazia in mezzo a un’oscurità crescente”. Machado, che si oppone al regime di Maduro, “riceverà il premio Nobel per la pace per il suo instancabile lavoro nel promuovere i diritti democratici del popolo venezuelano e per la sua lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”. E ancora: “Negli ultimi dodici mesi, Machado è stata costretta a vivere nascosta. Nonostante le gravi minacce alla sua vita, è rimasta nel Paese, una scelta che ha ispirato milioni di persone”, ha dichiarato Jorgen Watne Frydnes, presidente del Comitato. “Quando gli autoritari prendono il potere, è fondamentale riconoscere i coraggiosi difensori della libertà che si alzano e resistono”.
Erano in tanti quelli che avevano “spinto” per assegnare il riconoscimento a Trump. Oltre a Netanyahu e altri, anche il Cremlino si era dichiarato favorevole. Invece la medaglia d’oro, il diploma e l’assegno da 1 milione di euro andranno alla “lady di ferro” venezuelana e alla sua battaglia contro Maduro. “Nobel per la Pace a Donald Trump. È la proposta della Lega, in Parlamento e a Bruxelles, auspicando che il piano di pace in Medio Oriente prosegua senza intoppi. Il partito di Matteo Salvini confida che il Presidente Americano possa ricevere l’importante riconoscimento l’anno prossimo – scrive in una nota il Carroccio – E giudica molto positivamente il Nobel appena assegnato alla venezuelana Maria Corina Machado, leader dell’opposizione al regime comunista di Maduro. Una voce autorevole per la promozione della libertà e i diritti, spesso ospite delle iniziative promosse da Lega e Patrioti per l’Europa (il cui voto in Ue, lo scorso anno, fu decisivo per assegnarle il Premio Sakharov per la libertà di pensiero).
Ovviamente durante la cerimonia dell’annuncio è stato chiesto al Comitato cosa rispondesse al presidente Donald Trump, convinto che sarebbe stato “un insulto agli Usa” non assegnarglielo dopo le guerre che ha permesso di concludere. “Nella lunga storia di questo premio”, ha risposto il Comitato, “abbiamo visto intorno a noi diversi tipi di campagne e di attenzioni. Ma il Comitato siede in una stanza ai muri della quale ci sono i ritratti di chi ci ha preceduto, e ha preso scelte nel nome del coraggio e dell’integrità. Abbiamo operato di conseguenza”.
Articolo in aggiornamento
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