Zerocalcare ha abbastanza senso dell’umorismo da sapere che la sua tiritera sulla rinuncia alla Fiera “Più libri più liberi” di Roma a causa della presenza di un editore nazi-fascista è patetica. Per questo lo dice subito nel video in cui annuncia che non ci andrà: “Mi sento ridicolo”. Ciò non gli impedisce però di proclamare un principio che, sostiene, gli è stato tramandato da gente più grande di lui, gente che è venuta prima di lui, immaginiamo compagni con la c maiuscola.
Il principio che proclama a gran voce Zerocalcare è che “non si condividono spazi con i nazisti”. In questo caso, con gente che pubblica i loro libri. Leon Degrelle, per esempio. Dice Zerocalcare che questo gliel’ha insegnato gente che è venuta prima di lui. Gente che sapeva il fatto suo. Gente incontaminata. Chissà chi saranno mai costoro. A me risulta che una delle divinità intellettuali degli autonomi italiani, riferimento di tutto il pensiero centro-socialista da cui Zerocalcare viene, ossia Mario Tronti, il padre dell’operaismo, si è confrontato per tutta la vita con un nazista inarrivabile persino da Leon Degrelle, il signor Carl Schmitt, teorico giuridico del nazismo.
Mi risulta vieppiù che è grazie al fatto che Tronti abbia condiviso con un nazista di tal fatta non solo lo spazio, ma i pensieri e le idee, che ha potuto immaginare la rivoluzione copernicana del marxismo, di cui parleremo un’altra volta. Lo dico semplicemente perché mi sembra evidente che il problema qui non è che Zerocalcare si rifiuta di leggere e conoscere i pensieri e le opere dei nemici: il problema è più radicale, è che si rifiuta di confrontarsi anche con quello degli amici. Armadillo a parte, s’intende.
Nicola Mirenzi, 4 dicembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


