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Il razzismo di Biden contro gli imprenditori bianchi

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Ecco qualcosa che i vari Severgnini e gli altri cantori italiani che ogni giorno si esaltano per la cacciata di Trump e il ritorno di Biden non vi diranno. Speravate che il moderato Biden, una volta fatto fuori Trump, avrebbe rimesso in riga anche i talebani del politicamente corretto? Bene, sentite ha appena proclamato il futuro presidente in questo video.

“Il nostro obiettivo sarà aiutare le piccole imprese – e subito dopo aggiunge – verrà data priorità alle imprese di proprietà di neri, latinos, asiatici e nativi americani e le imprese a conduzione femminile che finalmente avranno equo accesso alle risorse necessarie alla loro ripresa”. Mi sembra necessario riportare il testo originale che suona ancora più forte: “Our priority will be Black, Latino, Asian, and Native American owned small businesses, women-owned businesses”.

E meno male che Twitter censura il cattivissimo Trump mentre il futuro presidente ci presenta il radioso avvenire di una società divisa per differenze razziali. Severgnini sarà entusiasta. Faccio notare solo alcune cose: il video è presentato su Twitter dal team di transizione presidenziale di Biden e nel loro post proprio la frase di cui sopra è messa in evidenza come se l’highlight di tutto il discorso.

Già oggi, in questa America trumpiana e sistematicamente razzista, gli “asian”, cioè gli americani di origine asiatica, guadagnano mediamente più dei bianchi. Quindi mi sembra veramente fantastico che, per l’amministrazione Biden, la priorità degli aiuti non si baserà sul grado di difficoltà in cui versa un determinato business ma sul colore della pelle del suo proprietario. Con la possibilità implicita che sia avvantaggiato il ricco, ma etnicamente corretto, a scapito del povero ma nato del colore e del genere sbagliato, il solito maschio bianco.

Si dirà che si tratta semplicemente di “affirmative action”, una distorsione necessaria per compensare le minoranze etniche delle discriminazioni che subiscono dal resto della società. Ma non vi viene il dubbio che ciò che poteva essere vero negli anni ‘70, oggi sia diventato piuttosto una scusa; che un qualcosa nato con le migliori intenzioni, si tramuti, decennio dopo decennio, in una marchetta elettorale.