Il regalino di Babbo Sgombero: ciao ciao a Leoncavallo e Askatasuna

Dopo decenni di occupazioni abusive e milioni di euro di danni, due sgomberi segnano una svolta attesa troppo a lungo

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Babbo Sgombero

Tra gli eventi politicamente memorabili (almeno per la sensibilità dello scrivente) di questo 2025 che volge ormai al termine, ve ne sono due, strettamente correlati tra loro, che meritano d’essere ricordati e per cui valga la pena rivolgere un sentito grazie al governo Meloni.

Gli accadimenti in questione, memorabili per l’appunto, non fosse altro che per i biblici tempi d’attesa antecedenti al loro effettivo verificarsi, intervallati tra loro da appena 119 giorni, collegano con un fil rouge le città di Milano e Torino, rispettivamente sedi, per circa un trentennio, dei centri sociali Leoncavallo e Askatasuna.

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Trentuno lunghi anni, per la precisione, sono serviti perché la politica si decidesse, lo scorso 21 agosto, a compiere il passo decisivo per lo sgombero dei leoncavallini dalla storica sede di via Watteau, abusivamente occupata dal lontano 1994, con un danno economico per il Ministero dell’Interno pari a circa 3 milioni di euro da riconoscere soltanto come forma di risarcimento alla famiglia Cabassi, proprietaria dell’immobile occupato (i costi totali dell’occupazione del Leoncavallo, invece, non sono neppure quantificabili in modo preciso, ma si stimano in diversi milioni di euro di danni erariali e mancati introiti per lo Stato).

Se per interrompere una lunghissima stagione di illegalità sono giovati, nel caso specifico di Milano, più di un trentennio e oltre 130 rinvii di sfratto, non è andata molto meglio per Torino, dove lo sgombero dell’edificio sito in corso Regina Margherita 47, illegalmente occupato dal cento sociale Askatasuna, ha richiesto oltre ventinove anni (l’occupazione era avvenuta nell’ottobre del 1996) e un costo per la collettività, stimato dall’Avvocatura dello Stato, di quasi 7 milioni di euro (6,8 per la precisione), necessari per coprire devastazioni, costi di gestione dell’ordine pubblico e utenze mai pagate.

Ora, al netto delle immancabili polemiche di rito che hanno puntualmente accompagnato i due sgomberi e dell’imbarazzante giustificazionismo di una certa sinistra che per troppo tempo ha irresponsabilmente strizzato l’occhio agli abusivi, non si può fare a meno di sottolineare la straordinaria efficacia dell’azione di contrasto all’illegalità portata coraggiosamente avanti dall’esecutivo. Il risolutivo intervento del Viminale, ispirato da una politica di “tolleranza zero” fortemente voluta dal ministro Piantedosi, ha infatti contribuito a interrompere alcune tra le più longeve stagioni di illegalità e a ripristinare, al contempo, la presenza di uno Stato colpevolmente assente in quest’ultimo trentennio.

Di più, le operazioni condotte dalle forze dell’ordine su impulso della linea dettata dall’esecutivo, oltre a contrastare l’abusivismo e a favorire il ripristino della legalità, si tradurranno inoltre in un sensibile risparmio per la collettività che, a partire dal 2026, non sarà più chiamata, almeno nei due casi ad oggetto, a dover farsi carico dei costi delle “rivoluzioni” altrui.

Senza dimenticare, infine, il fatto che simili operazioni contribuiscono peraltro a limare la distanza (tuttora, comunque, enorme) tra cittadini e istituzioni, rinsaldando una fiducia già di per sé precaria e troppo spesso tradita da inammissibili posture improntate alla tolleranza nei confronti di condotte illecite e di pratiche abusive nettamente contrarie ai principi di legalità.

Ecco perché, pur comprendendo l’immane disagio di chi fatica dannatamente ad accettare le più basilari norme del vivere civile, bisognerebbe rivolgere un convinto plauso al governo guidato da Giorgia Meloni per la tempestività (tutt’altro che scontata) e l’efficacia con cui ha saputo porre un argine a simili forme di illegalità. Avanti così.

Salvatore di Bartolo, 25 dicembre 2025

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