Il “senso dello Stato”: questa farneticante espressione ormai in voga da molti decenni a me fa davvero paura. Non ha nulla a che vedere con un generico “compiere il proprio dovere”. È solo il fissare l’abisso del più freddo di tutti i mostri. Esiste un “senso” etico, politico, umano, financo civico, ma quello predicato dello e per lo Stato non può aver altro significato che preferire la legalità alla legittimità, il potere alle relazioni fra gli uomini, la legge astratta all’umanità concreta.
È proprio quel kantianissimo sentimento di sé in relazione ad un’umana comunità inesistente e immaginaria che ci fa dimenticare il prossimo nella sua umana miseria e grandezza. Quando nel 1961 Adolf Eichmann dichiarò di aver sempre vissuto secondo i principî dell’etica kantiana, e in particolare conformemente a una definizione kantiana del dovere, intendeva esattamente “io ho improntato la mia vita al senso dello Stato”. Immaginatevi un giovane delle SS nel 1942 che si gira dall’altra parte mentre una famiglia di gitani, invece di salire sul vagone piombato, fugge nei boschi. Ecco, costui dimostra davvero uno scarso senso dello Stato e un gran senso di umanità.
E no, non crediate che i due “sensi” si siano davvero divaricati solo in Germania fra il 1933 e il 1945 altrimenti vi farò migliaia di esempi non meno lampanti che attraversano l’intera storia moderna e contemporanea. La più grande tirannia che lo Stato esercita su di voi si nutre di concetti e parole mal assortite e ripetute ossessivamente. “Senso dello Stato” è a un tempo il cuore e il frutto di questa tirannia concettuale nelle aree di lingua italiana.”
Luigi Marco Bassani, 31 luglio 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


