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La corsa al voto

Il sondaggio certifica: ecco chi non vota più Pd

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Prendete questo sondaggio e fatelo leggere a Enrico Letta. Perché spiega molto dell’effetto che fa il Partito Democratico sugli elettori. Soprattutto su quelli che ogni mattina si svegliano e vanno a lavorare.

Dalla rilevazione realizzata da Cluster17 per Il Fatto Quotidiano emerge infatti che il Pd va bene tra i dirigenti o quelli che hanno una professione intellettuale (34%) così come tra i pensionati (29%) e i quadri intermedi (22%). Ma praticamente non esiste più in quello che era, e che in teoria dovrebbe essere, l’elettorato di riferimento di un partito di sinistra: i lavoratori. Vota Pd infatti solo il 15% degli impiegati (contro il 30% raccolto da Fratelli d’Italia), appena il 9% degli operai (contro il 28% di Fdi) e il 14% degli autonomi (Fdi è al 27%).

Se poi uno osserva la distribuzione dei voti per fascia di età, ci sono alcune informazioni da tenere a mente. Primo: il fatto che il Pd va per la maggiore tra i 18-24 anni (20%), tra i 25-34 anni (16%) e tra gli over 65 (31%). Opposta la distribuzione dei voti per la Meloni, che invece raccoglie solo il 5% tra i giovanissimi, il 19% tra i 25-34enni e sale in alto nelle fasce “mature” della società. Tra i 35-49 anni Fdi è al 26% e tra i 50-65 addirittura al 31%.

Vale la pena anche riportare i dati generali dei partiti. In cima a tutti resta Fratelli d’Italia, data al 24,4%. Subito sotto il Pd poco sopra la “soglia limite” del 20%. Poi il M5S al 14,1%, la Lega all’11,4%, Forza Italia all’8,4% e il Terzo Polo al 6,8%. Tutti gli altri dietro: secondo questo sondaggio supererebbero la soglia del 3% solo Sinistra Italiana e ItalExit di Paragone. Intorno allo 0,6% Luigi di Maio. Una debacle.