Ci raccontano che la manovra “riduce la spesa pubblica”. Lo dicono con la sicurezza di chi sa che pochi andranno a controllare le cifre vere. Eppure basta aprire i documenti ufficiali per scoprire che è l’ennesimo gioco di prestigio contabile del Leviatano.
Il governo annuncia una revisione della spesa da 2,3 miliardi di euro. Una cifra che, messa a confronto con la spesa pubblica aggregata italiana – 1.230 miliardi di euro – vale appena lo 0,19% del totale. Meno di due euro risparmiati ogni mille spesi dallo Stato, una roba da ridere.
Un taglio impercettibile nel corpo obeso di un apparato che ormai divora oltre il 56% del PIL nazionale. Ma, mentre si parla di “tagli”, gli stessi documenti programmatici del governo ammettono che la spesa complessiva in rapporto al PIL continuerà ad aumentare: +0,15 punti nel 2026, altri +0,15 nel 2027, +0,2 nel 2028. Totale: mezzo punto percentuale in più di Stato sulle spalle di chi lavora e produce.
Altro che austerità: il Leviatano dopo l’abbuffata chiede ancora di più. Il resto è semantica: chiamano “revisione” ciò che non riducono, “razionalizzazione” ciò che è pura espansione. Si limano le briciole per finanziare nuove voci di spesa, si chiudono microfondi per aprire nuovi ministeri, si sposta denaro da una tasca pubblica all’altra e lo si chiama “rigore”. È l’arte contabile della stagnazione, quella che trasforma l’inefficienza in virtù e il prelievo fiscale in “solidarietà”. E alla fine nulla cambia, anzi.
Leggi anche:
Eppure i numeri parlano chiaro: la Curva di Armey insegna che nessuna economia cresce stabilmente oltre il 3% annuo con una spesa pubblica superiore al 40% del PIL. Noi siamo sedici punti sopra quella soglia da quarant’anni. E ci ostiniamo a credere che basti un decretino contraddittorio per invertire la rotta.
La verità è che ogni governo finge di tagliare, ma nessuno osa ridurre davvero il perimetro dello Stato. Perché tagliare la spesa significa togliere potere, clientele, sussidi, burocrazia ai partiti politici, cioè togliere ossigeno al sistema che li tiene in piedi. Così si parla di “responsabilità”, ma la spesa cresce. Si parla di “riforme”, ma il peso dello Stato aumenta. Si parla di “patriottismo”, ma si continua a dissanguare chi produce. L’Italia non ha bisogno di un altro trucco di bilancio: ha bisogno di un atto di verità. Di una rivoluzione liberista che metta lo Stato a dieta forzata senza pietà e restituisca libertà, lavoro e ricchezza agli italiani.
Fino a quel momento, ogni legge di bilancio resterà una menzogna: lo Stato fingerà di sacrificarsi, ma continuerà a banchettare con i soldi nostri e questo è immorale.
Andrea Bernaudo, 27 ottobre 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


