Il top e il flop 2019 delle telegiornaliste

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Non perché siamo in tempi di Befane, ma di Epifania (“il rivelarsi)” ecco la “Top Flop Parade” delle telegiornaliste. Le cinque migliori e le cinque peggiori conduttrici televisive, con qualche sorpresa sotto il burqa esistenziale…

Top

1. Bianca Berlinguer: lontana da Direttore del Telegiornale di Rai3, carica che ha ricoperto dal 2009 al 2016, con il suo Carta Bianca non fa rimpiangere Floris, migrato su La7, ottimo conduttore, ma Bianca Berlinguer ha una marcia in più. Smesse le vesti seriosi di figlia di (Berlinguer) è cambiata: è più Bianca. Sarà anche merito dei siparietti iniziali con lo scrittore Mauro Corona, quasi dei separè, una sorta di “soap opera” settimanale con litigi, riavvicinamenti, dichiarazioni di amore di Corona, versione Don Giovanni dei Boschi, che la chiama “Bianchina”, come la macchina che a metà anni ’50 doveva essere la “versione lussuosa” della Fiat 500. In sintesi: una rivoluzionaria in pelliccia.

Bianca Bianchina Berlinguer è, però, molto capace di mettere a proprio agio ospiti e telespettatori facendoli sentire a casa pur essendo a casa. A parte le molte ospitate, troppe, di Eugenio Scalfari, sempre a ripetere che “Enrico Berlinguer era un pilastro della democrazia…” con stacco di telecamera con Bianca Berlinguer emozionata e prostrata, è la conduttrice dell’anno: perché, a livello di gentilezza e formalità, dialoga con ospiti di destra e sinistra con la medesima gentilezza.

2. Myrta Merlino merita il secondo posto perché il suo talk quotidiano (dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 13.30) è davvero “Aria Pulita” nel panorama di demenzialità del palinsesto mattiniero. Sarà merito del cognome ma Myrta Merlino è un mago nell’essere una bandiera delle cause perse (lavoratori in licenziamento, metalmeccanici in protesta, dipendenti di supermercati in esubero) ma con una capacità di essere credibile che alla fine ci crediamo anche noi. Visto l’ottimo share per un talk, immaginiamo che ogni giorno quando torna a casa con il compagno Marco Tardelli urlino insieme come alla finale del 1982 Italia-Germania.

3. Veronica Gentili: siamo stati i primi a scriverne ma la Gentili è il futuro della televisione. Scalzato Giuseppe Brindisi, ha iniziato a indossare decoltè tacco 12 – che posta prima di andare in onda ogni giorno su Instagram – e gambe in direzione di telecamera. Una Lilli Gruber di anni fa, ma più competente, meno faziosa, capace di condurre la trasmissione Stasera Italia con una preparazione non da poco. Era nata come attrice e in tivù ha finalmente compreso del tutto che una parte scenica ci vuole oltre all’estrema professionalità. È nata una stella.

4. Nadia Toffa: non perché sia morta, e tutti a ricordarla, ma Nadia Toffa sino alla malattia è stata tra le migliori co-conduttrici oltre che giornalista che ha saputo dare a Le Iene quella credibilità giornalistica che prima non avevano. Questo è un grande merito perché, in un format nato come “giornalismo d’assalto”, ha  saputo creare un giornalismo d’inchiesta credibile e meno spettacolare, ha cioè diminuito quell’ “infotainment” (informazione-divertimento) che alla lunga stancava. E questo è stato il suo più grande, immenso e a oggi non riconosciuto, lavoro.

5. Josephine Alessio: l’astro nascente della televisione italiana. Unica conduttrice di un telegiornale in classifica: in onda ogni mattina dalle 4 su RaiNews24 riesce ad essere professionale ed al contempo affascinante. Un elemento che, per chi la segue a quell’orario, regala un sorriso lontano da quello stampato in 3D di Giorgino su Rai1.

Flop

1. Gad Lerner: non ci siamo sbagliati. Gad Lerner riesce comunque anche a trasformarsi in conduttrice. Come ospite prende subito la scena. Che sia nascosto sotto il burqa, che reciti la parte di un israeliano sfuggito a quei “terroristi” dei palestinesi, che si trasformi in un Michael Jackson all’incontrario scurendosi il viso, che si trasformi in un profugo appena sbarcato a Lampedusa, che riprenda le sue vesti da “solone” per accusare chiunque di razzismo, la migliore conduttrice è lui. Rimane da chiedersi dove andrà vestito da Befana. Noi lo vedremmo bene da Magalli e, se continua così, da Piazza Pulita finirà a Piazza Italia a contestare il Comitato accusando Michele Guardì di parlare in italiano.

2. Lucia Annunziata: la faziosità, la cattiveria dello sguardo, il suo sempre pronta ad attaccare come un cobra la rende inguardabile. Anche perché è una contraddizione vivente. Il suo “Mezz’ora circa” è fascista già dal timer che attacca al collo degli ospiti e, conducendo lei, su mezz’ora parla 45 minuti.

3. Lilli Gruber: Con il suo Otto e Mezzo su La7 è una certezza: gli ospiti sono sempre quelli. Paolo Mieli, sempre in studio, e in collegamento: Marco Travaglio con dietro la scritta Il Fatto Quotidiano e tutti gli arretrati del suo quotidiano (se continua così gli rimarranno solo gli arretrati); Andrea Scanzi, con il quale ho iniziato a lavorare 30 anni fa quando si occupava di musica (ad alti livelli), che considero un amico ma che quando è dalla Gruber si trasforma in una sorta di schiavetto (non ha mai fatto mistero del suo feticismo per le scarpe) e con il tempo ha perso anche il fascino che  aveva come uomo: ora si presenta sempre con giacche improbabili e con maglioni a collo alto con una collana in bellavista con il simbolo nautico dell’ancora. Ancòra? Lilli Gruber dal canto suo, a parte le solite e noiose critiche sul botox (ognuno è libero di fare ciò che vuole) continua ad indossare mise sempre più audaci, con giubbini in pelle nera aderente stile “dominatrice” e con la voce in falsetto ma deciso, in realtà, riesce davvero a dominare lo studio. Peccato gli manchino ormai i telespettatori.

4. Eleonora Daniele: Su Rai 1 ogni mattina conduce Storie Italiane, il peggio del peggio che la televisione possa dare. La Daniele sembra una “iena ridens” che si deve abbeverare del sangue delle storie che racconta: sempre truci, torbide, tra sesso, ammazzamenti, storie mai sentite. È la versione televisiva di “Cronaca Nera”, il settimanale più letto nelle scuole (ognuno di noi è cresciuto con una bidella che ne nascondeva una copia sotto il tavolo nel corridoio). Una cronaca da tivù del dolore che rende degli angeli persino i “Chi l’ha visto?”.

5. Milena Gabbanelli: Ormai ha perso. Non solo Report, sostituita ottimamente da Sigfrido Ranucci: durante la sua conduzione era molto capace di imporre il suo viso (in)flessibile e influenzare l’opinione pubblica tanto che era diventata quasi una minaccia il “Ti denuncio a Report”. Ormai confinata all’oblio del suo DataRoom – dove presenta infografiche  e inchieste che poi lei stessa si è trovata a dover smentire – è capace di trasformare in uno psicodramma ogni suo articolo scritto e poi mandato in video. Come si dice: “Il Potere logora chi non ce l’ha”.

Gian Paolo Serino, 6 gennaio 2020

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