Quella di Report non è una vicenda di costume più o meno scabrosa, più o meno trascurabile, è una storiaccia carsica che ogni tanto torna in superficie portando nuovi carichi di fango, di carogne. Hanno arrestato il faccendiere massone pregiudicato Lavitola, del quale non si capiva la permanenza in libertà essendo accusato di un attentato pesante al suo migliore amico Ranucci, da imboccare, da nutrire e da lanciare nell’agone politico; la stessa misura viene per il factotum Tavares, l’africano in veste di intermediario tra il mandante e la cricca di malavitosi incaricati dell’esecuzione, che però ha pensato di filarsene in Africa da dove annuncia risibili ritorni. Uno scenario che a tutto riporta meno che a un modo trasparente, rassicurante di fare informazione, una rognosissima gatta da pelare per la Rai assai poco meloniana nella fabbrica delle notizie, di più, per forza di cose, nella dirigenza di vertice. E l’azienda, se preferite il governo, non sa come muoversi, far finta di niente non può ma se interviene con durezza, con la necessaria determinazione, si mette contro la sinistra egemone, passa in fama di minculpop, di fascista. Come sempre, del resto.
Ma come si fa a far volare solo qualche straccio, a lasciare più o meno intatta una enclave comunista dai metodi fin troppo spregiudicati? Tanto più adesso che emergono, come da racconto del Corriere, retroscena di fronde interne, di malcontento tracimante per un feudo gestito da Ranucci in modo cinese, lui direttore di se stesso, che può punire duramente frondisti e non allineati, può strappare una risoluzione critica in faccia a chi l’ha presentata, senza uno straccio di sindacato interno, di dissidenza formale, con la “fonti” e le stagiste a trasformarsi in concubine a uno sguardo del Dominus, come la maga Circe con gli amici di Ulisse. A piovere sul bagnato, pure la storia del documentario della fedelissima di Ranucci, la Giulia Innocenzi, contro gli allevamenti, finanziato in parte da una azienda vegana, con lei che smentisce con spocchia d’ordinanza: ho pagato tutto io di tasca mia. E non spiega, e nessuno le chiede, come ha fatto a cacciare fuori 360mila euro per autofinanziarsi. Ma se anche il Corriere di Cairo, della Gabanelli comincia a smuovere le acque vuol dire che le acque devono proprio cambiare, ripulirsi, vuol dire che Ranucci è al tramonto degli dei.
Brutta storia carsica quella di Report dove tutto è torbido, anche in modo surreale, come il trait d’union costituito dalla inquietante tiktoker napoletana Rita de Crescenzo, amica della scucitrice di teste Boccia, la pompeiana esperta dalle chat infinite con l’amico di vita Sigfrido, “lui è del mio cerchio magico, un grande uomo, rasenta la perfezione”, protetta dal camerunese Tavares anello di congiunzione fra l’amico Lavitola e gli amici degli amici.
Davvero un programma televisivo votato al giornalismo d’inchiesta deve nutrirsi di simili pascoli? Non siamo educande, conosciamo il gioco, ma ci pare che qui tutto sia ampiamente oltre i limiti della decenza e della ipocrisia; e che Report fosse una piattaforma politica, sorretta dalla magistratura, da usare come arma politica lo sapevamo, tutti lo sapevano ma deve essere sembrato troppo anche alla fronda interna almeno a leggere il Corriere. Il grottesco è che mentre i dissidenti accusano Ranucci di frequentazioni troppo disinvolte anche in politica, scatta il Movimento 5 Stelle che annuncia barricate a difesa dell’erotico eroe nibelungico, wagneriano, uno che si attacca al cadavere di Guccini per mandare messaggi.
È un altro segreto di Pulcinella che il M5S punta sugli eroi da fumetto del vittimismo aggressivo filopalestinese, i Ranucci, le Albanese, col beneplacito del politburo piddino e lelliano che affida la gestione elettorale dell’opportunismo etnico dei parenti di Fakir e simili ad AVS, per via del target, del core business, riservando a sé le candidature della massoneria finanziaria progressista e i mammasantissima dell’islamismo militante in particolare meneghino dove non a caso il consacrato è Majorino.
La destra esita, esita. Annuncia provvedimenti ma più aspetta e più la gatta di Report si rivela rognosissima, famigerata al punto che i fumogeni di retorica, la persecuzione del giornalismo libero, lo slancio in favore della verità suicida ormai fanno ridere i polli. Nessuno ha ancora capito cosa fermenti sotto gli allucinanti rapporti tra Ranucci, Lavitola, i suoi commensali, i suoi picciotti africani e napoletani, ma tutti anche quelli che non volevano hanno finalmente capito quale fosse il metodo Report. Adesso un governo che governa, che vuol continuare a governare, deve prendere la gatta rognosa o il toro per le corna e deve farlo nel modo più drastico, più totale. Lì in mezzo c’è poco da salvare e tutto da estirpare, c’è solo gramigna cattiva e certe decisioni più sono spinose, impopolari e più sono inevitabili perché a tutela della democrazia anche se chi della democrazia nutre un concetto mafioso non sarà d’accordo.
Max Del Papa, 11 agosto 2026
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