Il Treno della Dolce Vita è l’Italia del futuro

Il progetto che restituisce al viaggio una dimensione alta: il lusso come tempo, lentezza, qualità, non come ostentazione

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Treno Dolce Vita

I grandi investitori visionari non si misurano dalla quantità di capitale, ma dalla capacità di immaginare un’evoluzione industriale dove altri vedono solo inerzia. Nel Novecento italiano questa categoria aveva pochi nomi chiari: Adriano Olivetti che fece dell’impresa un progetto civile, e Piero Pirelli che seppe unire manifattura, ricerca e respiro internazionale.

Oggi, se ne sta affacciando un altro: Paolo Barletta, classe 1986, in soli cinque anni, nell’Italia dei lacci e dei lacciuoli, in pieno Covid riesce a compiere un piccolo miracolo industriale: trasformare vecchi vagoni ferroviari dismessi in una piattaforma di lusso contemporaneo, senza nostalgia e senza assistenzialismo. Il Treno della Dolce Vita – Orient Express nasce così: carrozze FS, comodissime ma accantonate, acquistate al prezzo del ferro, poi smontate e ricostruite integralmente.

Oggi queste carrozze sono state rimesse in esercizio grazie a una filiera tutta italiana fatta di ingegneria, design, artigianato evoluto, tecnologia ferroviaria. Il progetto attraversa l’Italia lungo tragitti di binari iconici, dalla Puglia al Piemonte, e restituisce al viaggio una dimensione alta: il lusso come tempo, lentezza, qualità, non come ostentazione. Accanto a Barletta ci sono altri due grandi capitali privati che danno peso e profondità alla visione: Nicola Bulgari e Luca Rovati.

Non manca il colpo di scena: a quattro giorni dal lancio Orient Express si sfila, poi torna sui suoi passi. Delle Ferrovie il contributo fondamentale arriva soprattutto dall’ingegner Luigi Cantamessa, direttore della Fondazione FS, un giovane cantore delle rotaie e vero intenditore di cose ferroviarie, la benedizione di Monsignor Liberio Andreatta convinto che il turismo sia cultura e anche Fede in movimento.

E poi c’è la scena pubblica, che è anche un giudizio: un docufilm di un’ora, raccontato ieri sera all’Auditorium davanti a 1500 persone commosse. Un’Italia che si riconosce quando vede un’eccellenza vera. Proprio per questo, stride il vuoto istituzionale: dov’erano Salvini ,Tajani, Urso, Santanchè, e quella folla di 40 sottosegretari sempre pronti a comparire? Assenti. A rappresentare “la categoria”, solo Alessandro Onorato il super assessore capitolino: il nuovo che avanza.

Dopo l’Italia, il progetto guarda lontano: dall’Egitto agli Emirati, esportando non solo un treno, ma un modello industriale italiano. Il Treno della Dolce Vita che crea ricchezza per le aziende del Belpaese non celebra il passato. Dimostra che l’Italia può ancora inventare futuro, viaggiando sui propri binari.

Luigi Bisignani per Il Tempo 22 gennaio 2026

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