Il trucchetto delle toghe per processare il governo

Il caso di Giusi Bartolozzi, capo di Gabinetto di Nordio, iscritta nel registro degli indagati. Sono strategie che alterano, di fatto, l’equilibro tra poteri

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bartolozzi meloni

In previsione del prossimo referendum confermativo sulla riforma costituzionale relativo all’ordine giudiziario e contestualmente all’annuncio da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati dell’avvio di un Comitato a difesa della Costituzione avverso la suddetta riforma, il caso di Giusi Bartolozzi, Capo di gabinetto del Ministero della giustizia, potrebbe mettere in moto una ulteriore ipotesi di conflitto, questa volta di natura costituzionale, tra magistratura e politica.

La vicenda, infatti, risulta di particolare rilevanza sotto il profilo del diritto costituzionale laddove proprio la Bartolozzi sembra avere avuto un ruolo fondamentale nella vicenda Almasri, così come confermato nella richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dei Ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega ai servizi segreti, Alfredo Mantovano del 5 agosto scorso.

In realtà, la Procura ha addebitato alla Bartolozzi, nell’ambito della stessa questione, il reato di cui all’art. 371 bis del codice penale, di aver reso, cioè, false informazioni al Pubblico ministero. Più nel dettaglio, il Capo di gabinetto di Nordio viene accusato di aver fornito una versione mendace dei fatti, avendo affermato di non aver sottoposto volutamente, al Ministro, la bozza di provvedimento che avrebbe confermato l’arresto del generale libico Almasri. Alla luce di ciò, il reato non è stato ritenuto “in concorso” ma semplicemente “connesso” con quelli contestati al Ministro Nordio, per cui, nei confronti della Bartolozzi, non varrebbe la regola della richiesta di autorizzazione a procedere prevista dall’art. 96 della Costituzione e dalla legge costituzionale n. 1 del 1989.

La questione relativa ai soggetti terzi – che non sono né parlamentari né ministri – coinvolti nell’addebito di reati ministeriali, in realtà, viene risolta dal combinato disposto dell’art. 5 della predetta legge costituzionale n. 1 del 1989 con l’articolo 4, comma 2, della meno conosciuta legge 219 del 1989. Da tale combinato disposto emerge chiaramente che l’autorizzazione a procedere possa essere richiesta e, semmai, negata anche nei confronti di imputati laici che non sono, cioè, né ministri né parlamentari. Ovviamente tale disposizione riguarda l’ipotesi di “concorso” di reato.

Alla Bartolozzi, tuttavia, viene contestata una fattispecie criminosa autonoma, quello di false informazioni al pubblico ministero, che risulta essere, quindi, un reato semplicemente “connesso” a quello contestato a Nordio, permettendo, conseguentemente, di avviare un procedimento penale senza la richiesta dell’autorizzazione parlamentare nei confronti della stessa.

È palese, quindi, come un eventuale giudizio penale nei confronti del Capo di gabinetto Giusi Bartolozzi possa risolversi in una vera e propria valutazione, da parte della magistratura, nei confronti di scelte politiche non solo del Ministero della giustizia ma soprattutto del Governo Meloni, anche perché, come chiarito anche nella domanda di autorizzazione a procedere del 5 agosto scorso, il ruolo della Bartolozzi è risultato rilevante nella vicenda Almasri.

Trattandosi di una questione piuttosto delicata, sarebbe opportuno che la Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati sollevi conflitto di attribuzioni nei confronti del Tribunale dei ministri dinanzi alla Corte costituzionale, poiché, di fatto, il Collegio giudicante per i reati ministeriali ha impedito che la stessa Giunta potesse valutare se anche la Bartolozzi ha agito, alla stregua del Ministro Nordio, nel superiore interesse pubblico.

La vicenda risulta di fondamentale importanza perché appare, ictu oculi, che la magistratura voglia giudicare, ancora una volta, l’attività politica del governo sacrificando, in questo caso, il solo Capo di gabinetto del Ministero della giustizia attraverso strategie che alterano, di fatto, l’equilibro tra poteri.

Giovanni Terrano, 15 settembre 2025

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