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Il vaccino ci liberi dai virologi in tv

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È arrivato l’arrotino. Una batteria impressionante di vaccini sarà via via a disposizione di noi “consumatori”. Al contempo, presto sarà pronto un cocktail di medicine per i malati di Covid. Bisognerà solo trovare i “giusti” prezzi di vendita, perché la caratteristica dei “cocktail”, di norma, sono i bassi costi dei singoli componenti e questo aspetto confligge con le strategie di marketing dei gruppi farmaceutici. Sono certo che un giusto equilibrio verrà trovato.

Essendomi sessant’anni fa innamorato perdutamente di Albert Sabin, convinto che abbia salvato i miei figli dalla poliomielite incombente, sono diventato un Sì Vax d’acciaio. Però come liberale e cattolico sono rispettoso di quelli che non ci credono. Come dice Giorgione “in cucina molte sono scelte personali”.

Dal mio buon retiro (alloggio con balcone) ove sconto un lockdown volontario, forse in anticipo sui tempi canonici, mi sono lanciato oltre l’ostacolo con un tweet definitivo: “Il Vaccino ucciderà il Virus e i Virologi di regime. Amen”. Le tv di regime dovranno prepararsi a ridisegnare i loro palinsesti, a sostituire i virologi e i simil-virologi (politici-direttori di giornali-attori-calciatori, produttori di ovvietà colte), i conduttori e i parterre relativi.

Una notazione curiosa: un anno di tv a manetta li ha prosciugati e al contempo ingrassati. Confesso che come telespettatore apòta non sentirò la mancanza di costoro. Li considero un sottoprodotto del Ceo capitalism, delle zanzare che ottusamente ti pungono anche quando sono già gonfie grazie ai loro prelievi notturni.

Cosa mi resta di quest’anno ignobile che ha fatto emergere il peggio presente in ciascuno di noi? Culturalmente è stata la sconfitta degli “Strateghi dell’Io” (leggetevi la Vita scritta da esso di Vittorio Alfieri). Poi, anche se non ce n’era bisogno essendo costoro, stante il loro modesto spessore, dei libri (oscenamente) aperti per noi studiosi di comportamenti organizzativi delle leadership, aver capito le loro strategie attraverso le loro miserabili “vie di fuga”.