L’esempio perfetto di integrazione europea va in scena a Monaco di Baviera, all’Allianz Stadium dove si è appena conclusa la finale di Champions, il massimo torneo calcistico europeo, occidentale: davanti alle telecamere del network americano CBS Sports compare il fuoriclasse di arti marziali Khabib Nurmagomedov accolto come un dio: cosa c’entri un campione di Mma col football non si capisce, ma una cosa si coglie subito chiara: Khabib è un russo del Daghestan, è musulmano sunnita, quando la conduttrice Kate Scott gli porge la mano lui la rifiuta come la sua religione gl’impone: e la sciagurata rispose, scusandosi. Qui sta la tragedia vera: non tanto nel gesto di un islamico praticante quanto nella reazione, tutto tranne che dignitosa, tutto tranne che coerente: non c’è woke, non c’è orgoglio culturale, non c’è rivendicazione femminile che tenga, il fanatismo religioso vince su quello sessista. La sciagurata risponde: sorry, si prostra e di fatto sancisce la sconfitta della sua, della nostra civiltà, o di quello che ne resta, al cospetto di un’altra civiltà che pure all’occidente si riferisce: il lottatore Khabib è ospite in Germania, accolto, venerato, sicuramente pagato, ma alle sue condizioni. I presenti alla scena, più mortificante che imbarazzante, non fiatano, altri ex campioni di calcio fanno finta di niente e del resto che dovrebbero fare? Intavolare una discussione seduta stante con uno che applica il suo credo senza riguardi di sorta (e che all’occorrenza sa rompere le ossa senza neanche sforzarsi)?
Non è lui lo sciagurato, è lei, la Kate che probabilmente in altre occasioni non ci mette niente a scatenare una guerra santa per i diritti delle donne ma in questo caso non trova il ritegno per glissare, per fare finta di niente, almeno questo, ma sottomesso, no, lei si scusa, in modo sommesso, sotto gli occhi del mondo: l’Islam radicale ha vinto ancora una volta senza colpo ferire e ha vinto in trasferta. Ma si può ancora considerare trasferta, o almeno campo neutro l’Europa per una contro-colonizzazione musulmana che ha capito di poter affondare senza trovare resistenza? Non stiamo neppure a rispolverare, qui, le solite considerazioni ormai sbrindellate, dove sono le femministe dove sono le vestali del metoo: sono lì e applaudono, sono le stesse pusillanimi che strepitano a sproposito ogni volta che una donna cade sotto la violenza di un infame, ma ammutoliscono di botto quando un “femminicidio” ha un’anagrafe etnica (e appena possono danno la colpa al maschio bianco tossico occidentale eccetera, anche se c’entra come i cavoli a merenda; e abbozzano se ricevono una umiliazione da un immigrato purchessia. Leonesse da tastiera o da balera, pecorelle quando lo scontro di ipocrisie, femminismo o migrantismo?, impone una scelta.
La faccenda grave, ma non seria, è che la anchorwoman Kate ha sancito plasticamente una consapevolezza irreversibile: integrazione uguale sottomissione, margine di trattativa non c’è, alternativa non c’è. E la sottomissione non si limita al rifiuto di una cordialità occidentale (cento a uno che l’incauta Kate avrà ricevuto un cazziatone supplementare), deve essere piena, completa, totale. E clamorosa: la coppa dei campioni d’Europa l’ha vinta una squadra composta al 90% di giovanissimi milionari africani e maghrebini di proprietà di islamici sauditi. È la stessa che ha vinto il campionato di Francia, è la squadra di Parigi e subito Parigi è piombata nella tregenda, migliaia di nuovi francesi, nuovi parigini, di maranza delle periferie, di balordi inferociti l’hanno messa a ferro e fuoco, per festeggiare un successo sportivo sono state sacrificate vite di innocenti, in uno scenario allucinante: ci sono stati attentati, morti, feriti, vandalismi come piace a Macron che per i nuovi generazione ha un debole, un trasporto istintivo che neppure i ceffoni della moglie riescono a correggere. Vedi alle volte, consegnare il Paese alle persone sbagliate. La situazione assurda, pazzesca, una vittoria calcistica celebrata come un sacrificio rituale, segue di pochi giorni il ridicolo allarme dei servizi segreti francesi, colmi di naturalizzati come la polizia, il PSG le banlieuses: la Francia si avvia alla completa islamizzazione, al regno della sharia. Ma dai. Ma davvero. Non era un allarme, era una constatazione e probabilmente un grido di trionfo.
Non ci è voluto poi molto: qualche strage, qualche auto casualmente addosso a una folla, una trentina d’anni di Unione Europea. Quella che il nostro Mattarella trova imprescindibile, ce ne vuole, sempre di più e pazienza se gli europei sono estinti, per l’appunto, li sostituiamo coi “nuovi europei”, talmente nuovi che appena possono la radono al suolo. Dicono quanti provvisti di residua o disperata speranza: ma non hanno ancora vinto, una reazione ci sarà, è impossibile finisca così. Impossibile? No, possibile, possibilissimo: i maranza sono la nuova civiltà e i due, tre milioni che si vogliono ancora imbarcare solo in Italia garantiscono affari colossali, per cui tutti li aspettano con la Chiesa ex cattolica in prima fila: ai referendum del PD-CGIL per tirare la volata a Landini e Lella Schlein nessuno vota contro lo ius soli dimezzato: Forza Italia si più volte espressa fortissimamente a favore, come il Pd e il partito di Ilaria Salis, gli altri si astengono, pilateggiano. Sanno che la partita è persa, che Parigi siamo noi, Londra siamo noi, Monaco siamo noi, la sharia è nei fatti.
Ed è una fandonia bella e buona quella letta sui social e cioè che il gesto del lottatore Khabib in realtà voleva rispettare, tutelare la giornalista: ma quando, ma dove? Le donne per il suo credo sono impure, vanno toccate solo in determinate circostanze, si sa. La sciagurata, per tutta risposta, mormora contrita “mi scusi, ho sbagliato”, le manca solo il velo n faccia ma è come se l’avesse. A proposito: è sfuggita a tutti l’altra scena, la moglie del calciatore Dembelé che in pieno trionfo dopo la vittoria del PSG raggiunge in campo il marito con una mascherina in faccia. È malata? Nostalgica della pandemia? Ma no, semplicemente in Francia, come in Belgio, la legge ancora proibisce di coprirsi il viso (hanno promesso che la aboliranno quanto prima), per cui la signora Rima Edbouche, maritata Dembelé, secondo l’ipotesi più accreditata potrebbe aver aggirato la legge unendo una mascherina all’hijab, il velo sulla testa, che invece è pienamente lecito (è il nostro garantismo coglione, lasciarli liberi di negarci la libertà).
Anche qui, nessuna obiezione, nessuno scandalo. Avanti così, e quasi quasi, per quel cinismo che nasce dalla disillusione, dal nichilismo, ci sarebbe quasi da augurarsi che questa sottomissione mascherata da integrazione si compisse in modo rapido e definitivo, solo per godersi lo spettacolo di tutte queste femmine iperlibere, ipersessuate, “che devono fare quello che vogliono”, che non sono tenute ad alcuna prudenza, che rifiutano qualsiasi responsabilità di buon senso, siccome “la colpa è del maschio in quanto tale”, di colpo costrette alla cattività. Del resto di che parliamo se a Napoli una di 12 anni si fidanza con uno di 18 che due anni dopo la fa fuori a pietrate, in una logica perfettamente talebana?
Max Del Papa, 4 giugno 2025
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