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Il vero Grillo? Un maiale

Il vero Grillo è un maiale. È un animale che preferisce conservare i propri istinti piuttosto che essere uomo. Un animale “sociale” che ha poco di Rosseau e molto del porco. A raccontarci la verità su Grillo non è la cronaca politica dei nostri giorni, ma è Omero nell’Odissea. Perché uno dei personaggi minori, purtroppo dimenticati ma perfetta metafora dell’oggi, si chiama Grillo e nella famosa scena di Circe che trasforma i compagni di Ulisse in maiali per poi restituire loro sembianze umane è l’unico a ribellarsi: vuole rimanere un porco e continuare, rivendicando la propria diversità, a grugnire nel fango.

Nel canto XII dell’Odissea, Ulisse chiede a Circe di restituirgli i “compagni”, ma la Maga tenta di fargli capire che “loro” stanno meglio così. Allora Ulisse le chiede una prova: far parlare un “compagno” maiale per sentire la verità. Circe restituisce così la voce a un marinaio di nome Grillo che subito inizia a contestare Ulisse. Sta meglio tra i porci perché gli animali non hanno “i bassi istinti” degli uomini che, invece, “sono smodati nelle loro voglie”. Manca solo che consideri gli uomini degli “autistici” e il monologo è completo.

Grillo maiale viene poi ripreso anche da Plutarco che nel Bruta animalia ratione uti racconta la storia di come Grillo preferisca essere un porco piuttosto che aiutare in compagni, da uomo, e tornare in patria ad Itaca. Una lezione che, ha ripreso anche George Orwell ne La fattoria degli animali quando immagina che i maiali siano a capo del governo e pronuncino la celebre frase: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”, ovvero “l’uno vale uno” tanto urlato nelle campagne elettorali. Comunque, in giorni dove gli insulti sembrano all’ordine del Governo piuttosto che di noi elettori, dare del porco a Grillo non è un reato. Se qualcuno vuole scrivere o dire che Grillo è un porco, un maiale, uno che vive e si nutre nel fango, come testimone d’eccellenza ha il maggior poeta greco di tutti i tempi.

Gian Paolo Serino, 4 dicembre 2018

 

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5 Commenti

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  1. Non capisco perché si debba insultare un animale come il majale , o porco . Ci da prosciutti, salami, salsicce e via discorrendo. Tutto é buono nel majale. Tra l’altro é anche intelligente e capace di sentimenti d’affezione. Dare a Grillo del porco, del majale é offensivo, verissimo, ma l’offeso é lui, il majale. L’altro altri non é che un profittatore furbetto, a scapito di tanti fessi creduloni sfaccendati. Lui si é riempito di soldi facendo quel che meglio sa fare, IL BUFFONE.

  2. A proposito di quel Grillo che rinuncia ad essere umano per potersi liberare, da porco, dei «“ bassi istinti” degli uomini», dal Web. «Ora Vauro scrive a Mattarella: “La mia dignità lesa da Salvini”». Vauro è da lustri che produce e solletica e sparge odio, in quantità industriale e in ogni direzione, verso i suoi nemici politici, tanto da fare concorrenza all’incontinenza oramai idiotica di Toscani fino a creare un allarme pannoloni e insieme un disciplinato esercito di sinistri discepoli, con la fiamma dell’odio sempre accesa in cuore. Eppure, ridicolmente, d’indegnità vestito, ‘scrive una lettera a Mattarella’, per lamentarsi, lui, il mefistofelico che ha prosciugato fiumi d’inchiostro per armare la sua penna ideologica, col solo fine di mietere, in ogni stagione, la ‘dignità e la sicurezza’ del nemico politico, di essere stato ironicamente chiamato in causa. Che è il colmo per uno che di mestiere impasta satira e ironia da lustri e lustri. Per non parlare delle risate quirinalizie.
    Con tanti umani traboccanti di bestialità che si vedono in giro, forse gli islamici dovrebbero cominciare a pensare di riconsiderare il maiale. E poi davvero così immondo‽

  3. Prendersela perché si viene definiti puttane, sciacalli e schiavi è più che comprensibile. Scendere sullo stesso piano di chi insulta, ci mette dalla parte del torto. Anche quando abbiamo ragione.
    Senza contare che se si vuole dare del porco a qualcuno tanto vale farlo direttamente piuttosto che nascondersi dietro ad Omero, Plutarco ed Orwell. Il pericolo altrimenti è di risultare codardi ed ipocriti come certi intellettuali che spesso critichiamo.
    Se invece l’intento è solo quello di una boutade allora mi sono perso l’ironia. Forse troppo british per me.

  4. Quello che ci insegna la rivoluzione dei porci é che la democrazia dei partiti come l’abbiamo vissuta é morta e aspetta una trasformazione che elimini l’attrazione economica di una carrera politica intesa come professione. Come? 1) Eliminare il finanziamento dei partiti con le finanze dello stato e mettere dei regolamenti sul finanziamento privato. 2) Limitare a una o due legislature la possibilitá di essere eletto a qualsiasi carico politico includendo in questo qualsiasi posto gerenziale in istituzioni governative.
    Ci potrebbero essere alternative piu pratiche ma l’essenza della trasformazione é eliminare la possibilitá della formazione di una castea indipendente del elettore affamandole cioe negandogli il denaro.

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