Guardate bene questa scritta comparsa sui muri di Bologna. Leggetela tutta, dall’inizio alla fine. Perché il vero orrore, ad avviso di chi scrive, non sta tanto nell’ultima riga. E neppure nelle minacce rivolte a Giorgia Meloni e al sindaco Matteo Lepore. Che sono gravissime, sia chiaro. Ma di insulti, intimidazioni e fantasie violente contro i politici ne abbiamo viste fin troppe. Qui, invece, siamo di fronte a qualcosa di diverso. E forse di peggiore.
In vicolo Monticelli qualcuno ha scritto «Lepore appeso», «Meloni boia» e poi una filastrocca che termina con l’invito a sparare contro un rabbino. Tutto da condannare, senza se e senza ma. Ma soffermatevi su quelle parole che precedono la minaccia: «Vola sul deltaplano».
Il deltaplano. Vi ricorda qualcosa?
A me sì. Mi ricorda il 7 ottobre 2023. Mi ricorda i terroristi di Hamas che arrivarono dal cielo, a bordo di parapendii a motore, per partecipare all’assalto contro Israele. Mi ricorda il festival musicale Nova, i ragazzi che ballavano, le persone che cercavano disperatamente di scappare, i civili inseguiti, uccisi, rapiti. Mi ricorda uno dei massacri più atroci della storia recente.
Ecco. Qualcuno ha pensato bene di trasformare quell’immagine in una specie di canzoncina. Una rima. Una filastrocca da scrivere sui muri. Come se quei terroristi fossero personaggi da celebrare, anziché assassini da condannare.
Ed è questo, secondo me, il vero schifo.
Perché minacciare un rabbino è già di per sé un gesto antisemita intollerabile. Ma evocare con entusiasmo il mezzo utilizzato dai terroristi il 7 ottobre significa fare un passo ulteriore: trasformare il massacro di civili in un simbolo positivo, quasi in un’impresa da imitare. Non è una protesta contro Netanyahu. Non è una critica al governo israeliano. Non è nemmeno una provocazione particolarmente riuscita. È l’esaltazione di un’azione terroristica.
E tutto questo avviene a Bologna, dove durante un’assemblea universitaria qualcuno ha persino accostato l’attacco di Hamas alla Resistenza italiana e all’azione partigiana di via Rasella. Un paragone che lo stesso Lepore ha definito «orripilante».
Ora. Si può manifestare per Gaza. Si possono denunciare le responsabilità di Israele, contestare Netanyahu e chiedere la fine della guerra. Tutto legittimo. Ma cosa c’entrano con la difesa dei palestinesi i terroristi che arrivano dal cielo per massacrare dei ragazzi a un concerto?
Nulla.
Il problema è che, quando si arriva a cantare le gesta del 7 ottobre, il confine tra solidarietà a un popolo e celebrazione del terrorismo è già stato attraversato.
Le scritte sui muri si cancellano con un po’ di vernice. L’idea che massacrare civili possa diventare motivo di orgoglio, purtroppo, è molto più difficile da rimuovere.
Giuseppe De Lorenzo, 10 ottobre 2026
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