Il grande e irreprensibile Saverio Tommasi, giornalista di Fanpage e professionista di titaniche imprese tra cui l’indimenticabile traversata con la Flotilla, non va mai in vacanza. E così, persino l’8 di dicembre dimostra di essere un gigante assoluto, forse oltrepassando sé stesso, decidendo di trasformare la ricorrenza cristiana in un sermone politico-ideologico di proporzioni bibliche.
Saverione nostro ormai lo conosciamo: prende un argomento o anche solo un termine (come in questo caso), li strizza, li deforma, ci aggiunge un po’ di retorica smielata, ed ecco servito il post giornaliero. Questa volta tocca alla festa dell’Immacolata, che Tommasi ha deciso di reinterpretare a modo suo con un esercizio di stile da brividi. Un prestigio alla Copperfield. Ma andiamo nel dettaglio.
Nel suo post, Tommasi afferma che “Immacolata significa violata, picchiata, stanca, impolverata, stuprata, emarginata”. Significa. Non “evoca”, non “richiama”, non “fa pensare a”. Significa. E qui siamo davanti alla solita operazione da fuoriclasse: il giornalistascrittoremarinaioattivista lunedì mattina si è svegliato e ha deciso di trasformare il significato del termine “Immacolata” a suo libero piacimento. Un metodo che definire creativo è una minimizzazione: qui siamo davanti ad arte cristallina.
Il dogma dell’Immacolata Concezione nella religione cattolica è chiaro da secoli. Il termine “Immacolata” indica purezza, assenza di macchia. Punto. È così ovvio che non serve neanche rimarcarlo. Ma per Tommasi non basta. Questo significato non porta da nessuna parte, è totalmente inutile alle sue battaglie. Lui deve necessariamente capovolgere il tavolo, trasformare la Madonna in un manifesto politico, perché altrimenti il suo post non funziona. Il fatto che questo capovolgimento travalichi la blasfemia spicciola? Poco importa: va bene uguale. Anzi, il genio prende la palla al balzo e si manifesta ancora più impetuoso. E così Tommasi scrive “Per me che sono credente…”. E certo, dire in questo caso di essere credente equivale a sottendere che se sei credente non puoi aver detto una inutile blasfemia strumentale. Avesse scritto “Io sono ateo” più di qualcuno, anche a sinistra, magari avrebbe storto il naso. Ma dire sono credente unitamente a dire peste e corna del concetto di Immacolata è un po’ come trovare un salvacondotto, un gol al 90’. Chapeau.
E così l’Immacolata diventa un fantasioso potpourri di soprusi, violenze, piaghe sociali e frustate dei “potenti”. Quali? Chi? Dove? Boh! Un’immagine che non sta né in cielo né in terra (sicuramente non in cielo…) ma che permette a Tommasi di farcire il suo post festivo con i suoi temi preferiti: l’ingiustizia, i migranti, le frontiere cattive, i poveri oppressi, i governi maledetti che non aiutano, i cattivoni.
Cosa c’azzecca tutto ciò con il dogma e con la fede cristiana? Assolutamente nulla. Il tutto funziona perché chi legge non controlla, si lascia distrarre dal pietismo dell’immagine potente. Ma l’operazione resta davvero viscida, contenutisticamente parlando. Il finale del post è il classico dolcettino moralista: la Madonna che “Sta in mezzo al mare”, che diventa “Braccio che salva” e “Mano che si aggrappa”. Solite cose, insomma. Ma Tommasi lo sa: basta far commuovere un po’ e il suo segmento di pubblico, tra una briscola e l’altra al circolo ANPI, il like o il cuoricino lo lascia volentieri.
Non serve dire altro. Il post e il suo autore si commentano da soli. Certamente abbiamo l’ennesima conferma che questo intellò di sinistra è un gigante della propaganda. E che se il mistificare la realtà o la lingua italiana per i propri interessi fosse una Scienza, lui avrebbe già un paio di Nobel nella vetrinetta del salotto. Chiaramente siamo pronti a qualsiasi replica da parte di Tommasi. A differenza sua (Capezzone ancora lo aspetta…) noi crediamo nel confronto e nel dibattito democratico.
Alessandro Bonelli, 9 dicembre 2025
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