Cronaca

Immigrati col reddito 5S e il “trucco del kebab”: così si fregavano i soldi

Oltre 600 stranieri indagati a Milano per le truffe sul reddito. E le proteste non si placano

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migranti reddito

Le proteste degli ormai ex percettori di reddito di cittadinanza non accennano a placarsi. Anzi, sembra quasi che il livello dello scontro stia gradualmente crescendo sino a raggiungere picchi di violenza inauditi. Scene che assomigliano sempre più a vere e proprie azioni di guerriglia urbana, con cori da stadio, urla, sputi, spintoni, traffico in tilt. Città messe letteralmente a ferro e fuoco, e cittadini costretti loro malgrado a subire disagi non indifferenti e persino ad esporsi a notevoli rischi per la loro incolumità.

Le tensioni, questa volta, si sono registrate a Roma, in piazza Santi Apostoli, proprio di fronte la sede della Prefettura capitolina. Qui, ha avuto luogo una manifestazione non autorizzata organizzata dai movimenti “Disoccupati 7 novembre” e “Cantiere 167 Scampia”, che ha visto la presenza di circa 600 manifestanti arrivati in pullman da Napoli a Roma. A protestare, oltre ai beneficiari orfani del sussidio grillino, c’erano anche membri del Cobas, giunti sul posto per criticare le decisioni assunte dal governo in tema di lavoro e sussidi. Per contenerli, si era reso necessario l’intervento delle forze di polizia in tenuta antisommossa, costrette ad effettuare cariche di alleggerimento per contenere la furia dei manifestanti.

Negli stessi momenti in cui nella Capitale gli ex percettori protestavano animatamente contro l’abolizione del sussidio, a Milano, i carabinieri del Gruppo Tutela Lavoro stroncavano l’ennesimo giro di vite, proprio sul reddito di cittadinanza. Coinvolti nell’operazione quasi 600 extracomunitari, quasi tutti di origine somala, che intascavano illecitamente l’assegno pur non avendone diritto, per una frode ai danni dello Stato che complessivamente ammonterebbe a oltre 2 milioni e 300 mila euro.

Da una parte gli scontri, dall’altra le truffe. A dimostrazione di come la misura fortemente voluta dal Movimento Cinque Stelle, e ancora oggi strenuamente difesa dal suo leader Giuseppe Conte, non solo si è rivelata un flop colossale in termini occupazionali, non avendo favorito il reinserimento dei disoccupati nel mondo del lavoro. Ma peggio, ha contribuito a creare un bisogno di cui adesso i beneficiari non sembrano voler proprio far a meno, nonché un numero esorbitante di frodi, abusi e illeciti. Alla faccia dei contribuenti.

Salvatore Di Bartolo, 20 settembre 2023


Ecco come funzionava la truffa del reddito

I Carabinieri del Gruppo Tutela Lavoro di Milano hanno concluso gli accertamenti relativi all’indebita percezione del reddito di cittadinanza nella città di Milano da parte di cittadini extracomunitari prevalentemente di origine somala e della illecita monetizzazione del beneficio ad opera di commercianti compiacenti che già nel dicembre 2022 aveva portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal GIP del Tribunale di Milano su richiesta della Procura della Repubblica del Capoluogo, nei confronti di un cittadino bengalese, titolare di una attività di “Internet point” e commercio al dettaglio di apparecchiature telefoniche, ritenuto responsabile di riciclaggio continuato e di abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento.

Le indagini, avviate nel mese di febbraio 2021 dal Nucleo Operativo del Gruppo per la Tutela del Lavoro di Milano e coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano, muovono dagli esiti delle attività di monitoraggio del fenomeno dell’indebita percezione del reddito di cittadinanza realizzata anche grazie alla stretta sinergia sviluppata ai vari livelli con gli uffici dell’INPS competenti, che hanno portato i Carabinieri ad individuare numerosi cittadini di origine somala che percepivano il reddito di cittadinanza senza possederne i requisiti. Si è poi accertato, attraverso una minuziosa analisi dei flussi finanziari, che questi effettuavano anomali e ricorrenti acquisti con la carta del reddito di cittadinanza presso tre esercizi commerciali di Milano e in particolare un “Internet point” e commercio al dettaglio di apparecchiature telefoniche, una rivendita al dettaglio di prodotti alimentari e un ristorante (Kebab).

Gli ulteriori approfondimenti investigativi effettuati a carico dei gestori degli esercizi commerciali, condotti anche attraverso l’esame di tabulati telefonici e le intercettazioni, hanno permesso di acclarare che i tre esercenti avrebbero consentito -a partire dall’ottobre 2020- di monetizzare il beneficio economico del Reddito di Cittadinanza concesso a cittadini di origine prevalentemente somala privi dei requisiti, i quali gli versavano l’intero credito della carta mediante versamenti senza causa tramite POS ovvero attraverso pagamenti di utenze intestate agli esercenti, così riuscendo a nascondere la provenienza illecita del denaro. In cambio l’esercente consegnava loro somme in contanti, trattenendo su ogni transazione eseguita una percentuale variabile dal 10% al 15%.
L’analisi sui flussi finanziari ha permesso di accertare che:

• il negozio di telefonia, che dunque non commercializza i beni di prima necessità per cui possono essere impiegate le somme concesse con il beneficio, rispetto all’anno precedente all’istituzione del Reddito di Cittadinanza ha registrato un incremento delle transazioni POS pari a +215.000 euro passando da un incasso mensile di 1.460 euro a circa 23.450 euro (+1600%);

l’attività di vendita al dettaglio di prodotti alimentari dal 01/01/2021 al 09/06/2022 ha dichiarato all’Agenzia delle Entrate di aver incassato 4.436,73 euro ma ha invece eseguito transazioni POS nello stesso periodo per 179.806,74 euro;

• il ristorante dal 28/11/2020 al 09/05/2021 ha dichiarato all’Agenzia delle Entrate di aver incassato 33.424,42 euro ma ha invece eseguito transazioni POS nello stesso periodo per 92.832,75 euro.

Dunque, rispetto all’anno precedente all’istituzione del reddito di cittadinanza, le attività economica in questione, hanno fatto registrare un incremento abnorme delle transazioni POS non giustificate con l’acquisto di beni di prima necessità.

633 le persone che, nel periodo di tempo interessato dalle indagini, hanno effettuato acquisti con RDC presso i tre esercizi commerciali: 597 di queste, individuate quali indebiti percettori, sono state deferite presso 14 Procure della Repubblica (Milano, Cosenza, Bergamo, Napoli, Roma, Brescia, Como, Torino, Lodi, Siracusa, Trapani, Monza, Lecce e Genova) per i reati di falsa attestazione del possesso dei requisiti per la corresponsione del beneficio RDC (art. 7 L. D.L. 4/2019) e di truffa aggravata (art. 640 bis c.p.). Tutti sono extracomunitari ed in particolare, il 90% di nazionalità somala. I restanti 36 soggetti, in possesso dei requisiti, sono stati segnalati all’INPS per l’indebito utilizzo del beneficio che è stato immediatamente sospeso.

Ammonta a circa 413.000,00 euro la somma di denaro riciclata dagli esercenti, mentre l’indebita percezione in danno dello Stato da parte degli indagati viene quantificata in 2.374.000,00 Euro.

Due dei tre titolari delle attività commerciali che monetizzavano il sussidio, sono stati deferiti in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria di Milano per il reato di riciclaggio continuato, sottoposti a perquisizione locale e personale con conseguente sequestro della somma in contanti di 40.000,00 euro considerato profitto del reato, mentre il terzo,  cittadino bengalese titolare dell’attività di “Internet point” e commercio al dettaglio di apparecchiature telefoniche, ritenuto responsabile di riciclaggio continuato e di abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento, in data 21 dicembre 2022 dai militari del Gruppo Tutela Lavoro di Milano, veniva sottoposto alla misura cautelare personale degli arresti domiciliari in esecuzione di un’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Milano su richiesta della Procura della Repubblica del Capoluogo. A carico di quest’ultimo i Carabinieri hanno anche proceduto al sequestro per equivalente della somma illecitamente accumulata. Lo stesso è stato condannato per applicazione di pena su richiesta delle parti dal GIP del Tribunale di Milano alla pena della reclusione di anni 2 e mesi 6 e della confisca di 20.800 euro pari al profitto del reato di riciclaggio commesso.

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