La domanda che tutti si stanno facendo è: chi ha salvato Ilaria Salis? Chi le ha permesso di guadagnare l’immunità che le eviterà l’arresto e il processo in Ungheria? Difficile dirlo. Anzi: quasi impossibile, salvo soffiate che nelle prossime ore potranno accusare ora questo ora quel parlamentare.
Lo scambio di accuse non manca. Il primo a puntare il dito è stato Matteo Salvini, convinto che i “franchi tiratori” siano da ricercare nel Partito Popolare Europeo che già in Commissione aveva permesso di far passare la mozione a favore dell’eurodeputata di Avs. “Accusata di lesioni aggravate potenzialmente letali e altre condotte criminose in concorso con altri, all’interno di un’organizzazione criminale. Ma col trucchetto del voto segreto, richiesto dai gruppi di sinistra, anche qualcuno che si dice di ‘centrodestra’ ha votato per salvare la signora Salis dal processo”, ha scritto Salvini sui social. Subito gli ha dato man forte Silvia Sardone, convinta che “mancano all’appello decine di voti del Partito Popolare Europeo” quindi “non ci sono dubbi che sia stato il PPE a salvare Ilaria Salis“. E ancora: “La sinistra ha chiesto il voto segreto, non possiamo sapere con certezza chi e come abbiano votato. Ma possiamo certamente affermare che il Partito Popolare Europeo, del quale Forza Italia fa parte, ha salvato Ilaria Salis da quello che sarebbe stato giusto, il processo in Ungheria. Il capogruppo del PPE aveva dichiarato di essere contrario all’immunità, ma alcuni loro europarlamentari hanno dichiarato che avrebbero votato secondo coscienza. Quindi è chiaro da dove siano arrivati i voti che l’hanno salvata dal processo in Ungheria. D’altronde sappiamo bene che il PPE e Forza Italia qui al Parlamento europeo governano con la sinistra ed è quindi facile capire chi ha salvato l’europarlamentare di estrema sinistra”.
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In realtà è quasi impossibile dirlo, fatta salva la conta degli assenti. Su 720 aventi diritto al voto, i votanti sono stati 628, di cui a favore 306, contro 305 e 17 astenuti. Ecr, Europa delle nazioni sovrane e Patrioti avevano annunciato il loro voto contro l’immunità. I socialisti, i verdi e Left ufficialmente erano tutti a favore. L’attenzione stamattina era tutta sul presidente del gruppo popolare al Parlamento europeo, Manfred Weber, il quale ha però annunciato che “come Ppe siamo favorevoli al rispetto dello stato di diritto e quindi al rispetto regolamento del Parlamento europeo: i nostro consiglieri giuridici ci hanno detto che è giusto revocare l’immunità a Salis perché il suo reato è stato commesso prima del suo mancato”. Lo stesso aveva annunciato Antonio Tajani ieri, che infatti oggi ha rispedito al mittente le accuse della Lega: “Le calunnie non le accettiamo, gli insulti non li accettiamo. Non c’è nessuno che tradisce, nessuno che fa giochi strani”.
È anche vero, come ha ammesso il vicepremier di Fi, che il problema dello scrutinio segreto è che i gruppi parlamentari così eterogenei (tante nazionalità e sensibilità diverse) fanno fatica a tenere a bada i loro deputati. Magari il presidente del Ppe ha dato una indicazione precisa, ma è difficile sapere cosa hanno votato realmente i suoi onorevoli. Si vocifera che siano una 70ina gli eurodeputati del Ppe che alla fine avrebbero votato per la Salis, spiegandoo a Weber. Si parla di 15 tedeschi su 31, a cui vanno aggiunte le rappresentanze dei Paesi dell’Est che non amano Orban: 23 polacchi, 10 rumeni e 7 ungheresi. Oltre a qualche extra: due dalla Grecia, 2 da Cipro e 3 da Malta.
“Le accuse di Silvia Sardone a Forza Italia sul voto a Ilaria Salis sono gravi e infondate – attacca Stefano Benigni, deputato e vicesegretario nazionale di Forza Italia – Se ha le prove, le tiri fuori, altrimenti la smetta di starnazzare cose insensate. Prima dice che il voto è segreto, poi accusa Forza Italia e il PPE di tradimento come se avesse la bacchetta magica. E chi è lei, Maga Magò? Basta scorrere l’elenco dei presenti e degli assenti per capire chi ha davvero salvato Ilaria Salis. La delegazione di Forza Italia era al completo e ha votato compatta, mentre tra i Patrioti si sono registrate diverse assenze, 15 su 84, tra cui un eurodeputato della Lega, che si sono rivelate determinanti. Sarebbe interessante ascoltare le giustificazioni di chi non c’era e che, di fatto, ha contribuito a salvare la Salis. Non accettiamo lezioni da populisti che cercano di raccattare qualche voto speculando senza ritegno. Noi siamo sempre stati leali e coerenti: Ilaria Salis è accusata di reati gravi, commessi prima della sua elezione a parlamentare europeo, ed era giusto che affrontasse un processo con tutte le garanzie previste dalla legge”.
Prima del voto, però, qualche voce contraria alla posizione di Weber c’era stata. “Nella riunione del gruppo del Ppe di ieri, nella discussione sulla revoca dell’immunità di Ilaria Salis, qualche voce in dissenso c’è stata, ma nessuno si è apertamente esposto per un voto contrario alla linea del gruppo, che è a favore della revoca. Non si può escludere che qualcuno voti in dissenso”, aveva riferito a LaPresse una fonte del Ppe. Ma in realtà lo stesso sospetto aleggiava anche sugli eurodeputati di Ecr, il gruppo di FdI. “Nel segreto dell’urna qualcosa potrebbe succedere. Che interesse ha la maggioranza di governo italiana di votare a favore della consegna nelle carceri di Orban di una italiana?”, osservava una fonte.
Poi bisogna tener conto della politica. Quella spicciola. Alcuni sussurrano che il voto su Salis si sia giocato anche guardando agli altri casi, quelli del leader di opposizione a Budapest, Péter Magyar (che fa parte del Ppe), e dell’eurodeputata ungherese Klára Dobrev (iscritta al gruppo dei Socialisti). Entrambi hanno ottenuto il voto dell’Eurocamera contrario alla richiesta di revoca dell’immunità. Possibile che ci sia stato uno “scambio” di favori tra Ppe, Pse e Avs? Possibile. Ma indimostrabile. Certo è che il caso dei due colleghi di Salis sono un po’ diversi, visto che le accuse nei loro confronti riguardano fatti avvenuti durante l’attività politica e non prima, come per Ilaria. “Il voto di oggi dimostra che per la sinistra italiana e europea la violenza politica non va perseguita. È un voto che legittima la violenza politica. Oggi la sinistra europea e italiana getta la maschera”, lamenta intanto il capogruppo di Ecr, Nicola Procaccini.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


