
Qui al bar, in cima agli argomenti più gettonati c’è ormai stabilmente il delitto di Garlasco. E ognuno, ovviamente, ha la sua verità: colpevolisti, innocentisti, complottisti, tutti massimi esperti di prime time televisivo che comunque non avranno letto le carte del processo nemmeno per sbaglio.
Ultimamente, però, la condanna all’ergastolo di Alessandro Impagnatiello, senza riconoscimento della premeditazione, ha riacceso una verve polemica che si era attivata ai tempi della sentenza su Filippo Turetta, pure lui condannato all’ergastolo ma senza il riconoscimento dell’aggravante della crudeltà. Anche per questo caso, il popolo di commissari tecnici sveste la tuta dell’allenatore e indossa la toga del magistrato: ognuno con la sua dose di santa indignazione o di presunta competenza giuridica.
Io faccio il barista e dico solo due cose: che non sempre un verdetto rispecchia il senso comune e che almeno qualche volta è giusto che sia così; e che nel caso di Impagnatiello nessuno parla del vero assente sul banco degli imputati, cioè la condanna per duplice omicidio. Perché nella pancia di Giulia Tramontano c’era un bambino, ma quello forse la legge si è scordata di tutelarlo e l’opinione pubblica di reclamarlo. Almeno in questo caso si doveva riconoscerlo: è stato un assassinio, mica un aborto.
Il Barista, 27 giugno 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis)