Cronaca

In dieci contro uno è da vigliacchi

L'omicidio di Giacomo Bongiorni: una tragedia che interroga coscienze e giustizia

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Non si placa, giustamente, l’ondata di indignazione per l’efferato omicidio del massese Giacomo Bongiorni, 47enne ucciso a calci e pugni di fronte alla moglie e al figlio di 11 anni.

Ora, se fosse confermato che il gruppo di teddy boy del XXI secolo non fosse affatto preda dell’alcol o di altre sostanze e che, da come sostengono gli inquirenti dopo aver visionato alcune videocamere di sorveglianza, l’aggressione sarebbe avvenuta per futili motivi, per costoro una lunga detenzione dietro le sbarre non gliela toglie neppure il Padreterno.

Intervenendo a Diario del giorno, condotto su Rete4 da Sabrina Scampini, l’ex magistrato Simonetta Matone non ha usato mezzi termini per condannare il comportamento dei giovani autori del pestaggio mortale. A suo parere, facendosi interprete di un sentimento diffuso nel Paese, se si dimostrasse nel processo l’accusa mossa dalla Procura di Massa, ossia l’omicidio volontario, bisognerebbe rinchiudere questi soggetti in una robusta cella e gettare la chiave.

Ma non basta: la Matone si è anche molto scandalizzata per la misura, a suo dire eccessivamente blanda, adottata nei riguardi del pugile diciassettenne coinvolto, a quanto pare in prima linea nell’aggressione, il quale, dopo l’interrogatorio con il giudice per le indagini preliminari, è stato collocato in una comunità per minorenni. Secondo la Matone, attualmente parlamentare della Lega, la custodia cautelare in un carcere minorile, vista l’estrema gravità del crimine, sarebbe stata assolutamente giustificata.

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Comunque sia, in questa terribile vicenda, in cui aleggia lo spettro di una sorta di codice d’onore tribale (sembra che in un post successivo al crimine uno dei due maggiorenni incriminati avesse scritto che, per la sua forma mentis, solo il fatto di abbassare lo sguardo è per l’appunto disonorevole), pare che le famiglie dei presunti assassini stiano facendo quadrato, arrivando a sostenere che i loro figli si sarebbero limitati a difendersi dall’aggressione del povero Bongiorni e di suo cognato.

Di diverso avviso la società pugilistica in cui militava il diciassettenne, la quale ha pubblicato su Instagram un breve ma eloquente messaggio: “In dieci contro uno è da vigliacchi”.

Non credo che vi sia molto altro da aggiungere.

Claudio Romiti, 15 aprile 2026

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