Cronaca

In questo articolo tutto lo scempio di Garlasco

Dopo l'ipotesi satanica ci manca solo la pista sessuale. Ma i giornali fanno come con Stasi: seguono la procura, disegnando il mostro. Per poi passare al prossimo

Garlasco Alberto Stasi Andrea Sempio Chiara Poggi
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Dopo Lucifero, Rocco, Rocco in persona. Siffredi. A conferma che a Garlasco sembra tenersi più una perfomance da teatro off che una inchiesta: la pista satanika muore sul nascere, subito mollata per correre dietro a quella erotika: ah, quei video peccaminosi tra Alberto e Chiara. Si diceva, si sapeva da vent’anni, va bene, si scambiavano materiale privato, e allora? Allora niente ma per la cronaca pruriginosa è una cornucopia, intanto parliamo di questo, sempre con quel retrogusto maligno, hai visto allora che anche i chierichetti, gli educatori dell’oratorio sotto sotto…

Sotto sotto ci starebbe, “forse”, una indagine penale e giornalistica al dubitativo, al condizionale, all’estro, sotto sotto ci starebbe, forse, la deviazione presunta di Sempio, che magari, chissà, forse, era turbato, disturbato, non accettava l’intimità degli amici “e quindi” avrebbe, forse, magari, proceduto a macellare lei. Così, automaticamente? Per sillogismo narrativo? Eh, ma lui aveva i diari, gli auto pizzini, “ho fatto una cosa brutta molto brutta”, se li è tenuti in cantina per anni, quindi magari forse. La strategia del maniaco impotente è sconcertante: se esce dalla Procura, testimonia di un livello di ingenuità preoccupante o di un livello di malizia, di spregiudicatezza preoccupante se non diabolika, perché non si può credere a tanta leggerezza, perché è un assist a porta vuota a questa Difesa anche lei situazionista – “lotta dura senza paura!” – dell’indagato, che se finisse, come pare ormai deciso, imputato in un nuovo processo, non esiterà un istante a chiedere la perizia psichiatrica, tanto per metter le mani avanti; e vedrete se non lo farà.

Sempio ha la faccia del caso e il fisico del ruolo, cioè, nella proiezione cui viene ridotto, dell’asociale disturbato, del morboso. Sì, però, intanto, la sua mano insanguinata sul muro perde di consistenza anche quella, è durata meno di 24 ore, “forse” non è la sua, “forse” non è sangue (e allora cosa, marmellata?), forse non è neanche una mano. Ditemi voi se si può andare avanti così, io so solo che se trenta anni fa, da cronista di provincia, avessi trattato la cronaca nera e giudiziaria a questo modo sarei durato meno della mano sul muro, mi avrebbero cacciato e probabilmente radiato. Segno dei tempi, di questi tempi dove la solita Repubblica spara un titolo letteralmente del cazzo dal quale si evince che il video hard riguarderebbe Chiara con Sempio – e dove starebbero gli utilissimi fact checker? – mentre era, come normale, dei due ragazzi fidanzati, era con Stasi.

La sarabanda, non chiamatela circo, il circo è più serio, ha una sua grandezza di squallore, cresce di giorno in giorno e induce la convinzione nel lettore tifoso, emulo di Sherlock, che lì dentro siano tutti coinvolti e tutti guasti, tutti perversi a vario titolo. Piccolo è il mondo a Garlasco: la legale di Sempio stava pure lei nella combriccola degli amici di vent’anni fa, addirittura stava con uno che poi si è fatto frate trappista. Mi venisse un colpo se in decenni di giornalismo, di cronaca, ho mai visto una faccenda così, un feuilleton così. Tutti dentro appassionatamente, così, per non sbagliare. Magari anche per salvare capra e cavoli: pensa che colpaccio se si riesce a dimostrare che la poveretta l’hanno trucidata in blocco, tutti, mezzo paese, tutti da Stasi a Sempio col contorno delle gemelline kattive. Tutti colpevoli, mezzo colpevole, e comunque ci avevamo visto giusto allora e ci abbiam visto giusto adesso. Perché, non dimentichiamolo, se si sfonda Garlasco rischiano di sfondarsi le varie Avetrana, Brembate, Erba, e Dio sa se la magistratura è in crisi di credibilità peggio della Chiesa, che almeno si affidata a un papa della disperazione il quale ha capito che la Chiesa esce dall’impasse solo se si rilancia come forza diplomatica, di pace, ma sul serio.

Ma per la nostra giustizia ineffabile è più complicato di così e tra i sospetti e la loro dimostrazione ci corre la realtà: tutte le tecnologie del mondo non non arrivano da sole a una prova decisiva, più la sofisticazione cresce e più si presta a venire smentita da nuove sofisticazioni. La mano di Sempio è riconosciuta dalla tecnologia in 15 punti su 35, ma i difensori, pronti: no, ne servono almeno 17. E si torna punto e a capo, ma questa magistratura di giudici contro giudici, di indagini contro indagini, per pararsi le chiappe ha pronta la scusa: vent’anni fa non c’erano i mezzi tecnici di oggi, adesso sì ed è tutto diverso. Ed è una mezza verità che si risolve in una palla totale, magistrale perché stiamo parlando di due decenni orsono, non del Settecento libertino, e perché se decidi di non calcolare una macchia che “forse” è una mano sul muro, la mano dell’assassino, o del morto, lo fai coscientemente, per ragioni che tra l’altro dovresti spiegare, le diavolerie tecnologiche non c’entrano.

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Già, quanta roba da spiegare in questa faccenda dove tutto si squaderna per subito evaporare come inchiostro simpatico, ma neanche poi tanto. Torniamo a battere sulle solite domande: cosa è cambiato? Chi ha parlato, e a chi, e per dire cosa, e perché, e perché solo adesso? Chi ha avuto motivo di tacere, di omettere, di nascondere prove ed elementi, e perché? Chi sapeva e fino a quanto? Eccetera. Forse, sia chiaro, è tutto in forse, è tutto un forse. “Personalità complessa [quella di Sempio] da analizzare tramite profiler, condizionato da una serie di pensieri ricorrenti e ossessivi”. Ecco, bravi, ci manca il profiler della serie tivù, che poi qualche criminologo/a ci fa lo spettacolo teatrale, perché tutto serve a tener su il divismo. E poi l’accento classista, che piace tanto ai giornalisti progressisti: Sempio è uno sfigato, un commesso. Ma pure di Stasi all’epoca dicevano che aveva la faccia del maniaco, gli occhi di quello che gli scappa il raptus. Quanto dura quest’altro vicolo cieco, questa selva di condizionali, di azzardi, di suggestioni? Consumata la pista satanica, in via di digestione quella pornografica, resta l’ultima, anche questa inevitabile: i soldi.

Vedrete se tempo 24 ore non escono voci, sospetti, insinuazioni, veleni di eredità, di tesoretti, di elemosine contese a Garlasco. Una delle gemelle kriminali (forse) ha già cominciato, “stavolta dico tutto tutto tutto” però mi devono pagare, devo fare in un botto solo i soldi di Chiara Ferragni”. Quando si dice i modelli di vita. E di morte.

Max Del Papa, 22 maggio 2025

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