Guido Crosetto non ci sta. E con lui Enrico Costa, deputato di Forza Italia. I due esponenti del centrodestra ne hanno per tutti: per i giudici dell’inchiesta di Milano, ovvero quella “parte di magistratura” che “vuole sostituirsi al legislatore”; ma anche per il centrodestra che, dimenticato il garantismo, sta già cavalcando l’indagine ai danni di Beppe Sala&co.
Il ministro della Difesa, intervistato pochi giorni fa alla Ripartenza da Nicola Porro, su X spiega la sua posizione decisamente controcorrente: “So che nessuno si stupirà della mia posizione perché i principi vengono prima di qualunque posizione politica e partitica e quindi continuo a pensare che la magistratura non debba e non possa sostituirsi al corpo elettorale – scrive Crosetto – A Milano una parte della magistratura inquirente ha anche deciso di sostituirsi al legislatore, nel campo dell’urbanistica, del fisco, del lavoro, attraverso interpretazioni normative che a me sembrano, in molte parti, lontane dalle disposizioni di legge ed anzi molto pericolose (a titolo esemplificativo quello che sta avvenendo contro alcune aziende della moda e del lusso, per solo livore ideologico, è incredibile)”. Poi il monito al centrodestra che sgomita per cacciare Beppe Sala sfruttando l’occasione (il presidente del Senato Ignazio La Russa, oggi, ha auspicato un passo indietro). “Spesso che si cercano di utilizzare queste vicende come occasione per sbarazzarsi dell’avversario di turno, perché a parti inverse si è sempre fatto così – dice invece Crosetto – Basta pensare a centinaia di vicende, poi concluse con l’assoluzione, che hanno portato a dimissioni e calvari politici. Per me invece questa è l’ennesima occasione per dimostrare la diversità di chi è garantista sempre, di chi cerca di capire leggendo gli atti (non fermarsi alle conferenze stampa ed ai titoli), di chi crede nei principi liberali sempre, a maggior ragione quando toccano gli avversari politici. Spero che, nei tempi veloci che richiedono vicende di tale rilevanza, si possa capire quale è la verità ma nel frattempo continuo a basare i miei giudizi sulla presunzione di innocenza”.
Sulla stessa linea anche Enrico Costa. “A Milano va in scena il solito copione già visto e rivisto centinaia di volte. Richiesta di arresti, perquisizioni, atti che finiscono sui giornali, la Procura che mena la danza, il Gip che fa l’opossum, il clamore mediatico, l’opposizione che chiede le dimissioni, pur tra mille premesse garantiste – scrive su X – Una volta che i giornali si saranno sfogati, che i riflettori mediatici si saranno spenti, che qualche dimissione sarà data, interverrà la difesa, che in questa fase non sta toccando palla. Allora il Pm tornerà al suo posto, ci sarà un processo, ed il 50% dei processi finisce con l’assoluzione. Ma questo non interesserà a nessuno. La sentenza vera è quella scritta oggi sui giornali, firmata dai PM. Ps.: dico questo in un’ inchiesta che riguarda esponenti del Pd, nel silenzio di quel partito, che pur di non apparire garantista e non fare un dispetto a Conte, resta in scandaloso silenzio”.
Franco Lodige, 17 luglio 2025
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Guido Crosetto


