Una svolta tanto attesa quanto fragile. È arrivato il cessate il fuoco “completo e immediato” tra India e Pakistan dopo una settimana di attacchi incrociati che avevano fatto temere un nuovo pericoloso scivolamento verso il conflitto aperto tra due potenze nucleari. A darne notizia è stato il presidente americano Donald Trump, che si è intestato la mediazione diplomatica ringraziando i due Paesi per aver mostrato “buon senso e grande intelligenza”.
Il negoziato, secondo quanto riferito da fonti della Casa Bianca, si sarebbe sbloccato al termine di una “lunga notte di colloqui” condotti dal segretario di Stato Marco Rubio e dal vicepresidente J.D. Vance, in contatto diretto con i leader dei due Paesi, il premier indiano Narendra Modi e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Rubio ha parlato di “dialoghi costruttivi e riservati” con entrambi i governi, elogiando la “saggezza e prudenza” dei leader nel scegliere “la via della pace”. Il cessate il fuoco è stato confermato ufficialmente sia da Nuova Delhi sia da Islamabad, che ha voluto precisare come l’intesa non abbia compromesso “in alcun modo l’integrità territoriale del Pakistan”.
Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato, l’intesa prevede l’avvio a breve di una serie di colloqui bilaterali su “una vasta gamma di questioni”, in una sede neutrale ancora da definire. La comunità internazionale aveva fin da subito invitato i due Paesi alla de-escalation: dalla Cina alla Russia, fino all’Unione Europea e agli Stati membri del G7, che poche ore prima dell’annuncio americano avevano diffuso una nota congiunta per incoraggiare “un dialogo diretto e costruttivo” tra le due capitali. L’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, ha fatto sapere di aver parlato con i ministri degli Esteri di entrambi i Paesi, definendo l’accordo un “passo fondamentale verso la stabilizzazione della regione”.
Il Pakistan “è una nazione pacifica, ma non resterà seduto in pace fino a quando non avrà recuperato l’integrità perduta e grazie a Dio quel momento non è lontano”: queste le parole del premier pakistano Shehbaz Sharif nel discorso alla nazione. “Vogliamo la pace. Abbiamo fatto questo accordo di cessate il fuoco e siamo stati molto positivi al riguardo” ha rivendicato il primo ministro, secondo cui l’accordo di cessate il fuoco è stato fatto “per il bene di tutti”. Infine ha tenuto a ringraziare le nazioni che hanno aiutato a negoziare la tregua, prime su tutte Stati Uniti e Cina: “Voglio esprimere la mia gratitudine al Presidente Trump, ha svolto un ruolo fondamentale nel cessate il fuoco, è molto, molto buono con noi. Dal profondo del mio cuore, voglio ringraziare anche i cinesi che sono sempre stati presenti quando il Pakistan aveva bisogno di loro”. “India e Pakistan hanno raggiunto un accordo per interrompere gli scontri a fuoco e le azioni militari. L’India ha mantenuto costantemente una posizione ferma e priva di compromessi contro il terrorismo in tutte le sue forme. E continuerà a farlo”: queste invece le parole del ministro agli Esteri indiano Jaishankar.
La tensione tra India e Pakistan si era riaccesa bruscamente dopo l’attentato terroristico avvenuto il 22 aprile nel Kashmir indiano, costato la vita a 26 turisti. Nuova Delhi aveva accusato gruppi jihadisti con base in Pakistan e sospeso unilateralmente il trattato sulle acque dell’Indo, in vigore dal 1960. Nella notte tra il 6 e il 7 maggio era poi scattata la rappresaglia: un attacco missilistico indiano contro presunte infrastrutture terroristiche nel Kashmir pakistano, cui erano seguiti raid di risposta e scontri lungo la Linea di controllo.
Tuttavia, nonostante l’annuncio del cessate il fuoco, la situazione resta incerta. Nelle scorse ore fonti governative indiane hanno denunciato nuove esplosioni a Srinagar e Jammu, due delle principali città del Kashmir. Secondo le autorità locali, si sarebbero verificati blackout elettrici in diverse zone, e l’esercito indiano ha accusato Islamabad di aver “violato i termini dell’intesa”.
La tregua reggerà? La domanda resta aperta, in una regione dove ogni equilibrio è sempre precario.
Franco Lodige, 11 maggio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


