
Chiudiamo qui il dibattito sulle assunzioni a scuola. Non perché manchino gli argomenti, ma perché è ormai evidente che il punto vero non è il numero delle assunzioni, ma l’incapacità di mettere in discussione un sistema scolastico che non funziona.
Lo sanno bene anche molti insegnanti, che da anni chiedono una riforma vera, non pannicelli caldi e nuove ondate di stabilizzazioni. Il sostegno, poi, è diventato l’ennesimo canale per moltiplicare cattedre, spesso senza reale beneficio per i ragazzi che dovrebbero essere aiutati. Sul sostegno, nessuno ne nega l’importanza. Ma la moltiplicazione incontrollata dei posti è spesso servita più ad alimentare l’occupazione pubblica che a migliorare davvero l’inclusione. I numeri parlano chiaro, e lo sanno anche molti genitori.
Le puntate del dibattito
- Paradosso statalista: studenti in calo, maxi-infornata di docenti (Andrea Bernaudo)
- Maxi infornata di prof? Non è vero: chi critica le assunzioni, sbaglia (Salvatore Di Bartolo)
- Non dite frottole: l’assumificio scolastico non è liberista. Ecco l’alternativa (Andrea Bernaudo)
- Eh no: la “scuola dal basso” è utopia e i docenti di sostegno non sono inutili (Salvatore Di Bartolo)
Noi abbiamo avanzato proposte liberali – scuola dal basso, buono scuola – che esistono nel mondo reale e funzionano. Ma qualcuno che si definisce liberale, prima liquida ogni critica come “liberismo da discount”, e poi bolla come utopia proprio le uniche vere riforme liberali sul tavolo.
È la solita vecchia storia: in Italia si agita la bandiera della libertà, ma poi si difende lo status quo, perfettamente allineato alla vulgata della triplice sindacale.
Per quanto ci riguarda, si potrebbe anche abolire il Ministero dell’Istruzione con bell’AFUERA! Quella sì, forse, è un’utopia. Ma credere che basti qualche infornata per salvare la scuola pubblica italiana, quella è una favoletta statalista che farà piacere Landini & C.
Andrea Bernaudo, 22 luglio 2025
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