Cronaca

Intervista a Porro

Io difendo Chiara Ferragni (anche se è indifendibile)

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Chiara Ferragni Nicola Porro

Ripubblichiamo l’intervista realizzata da Gennaro Marco Duello a Nicola Porro per Fanpage.it.

Difendere l’indifendibile, sempre. Il mantra di Nicola Porro, per la prima volta intervistato da Fanpage.it, gli consente di toccare ogni tema portando con sé sempre un’opinione controcorrente. Il suo amore per Javier Milei: “Lui è la Thatcher, Reagan e Teo Teocoli tutti in uno. Guardano alla motosega, ma non all’albero che deve tagliare”. Su Chiara Ferragni: “Non si appendono a testa in giù i colpevoli e i processi si fanno in tribunale. Stiamo esagerando su di lei”. Meloni versus Schlein: “Sarebbe un grande confronto televisivo, la tv è prima di tutto un grande spettacolo”. Poi un bilancio su questa stagione televisiva, il suo ultimo libro, la Ripartenza e il futuro: “Ho un contratto pluriennale con Mediaset, né loro possono farmi fuori, né io posso andare da nessuna parte”.

Nicola, se dovessi fare un bilancio di questa stagione televisiva al momento? 

Una stagione fantastica. Ringrazio Mediaset che mi ha fatto fare l’esperienza di Stasera Italia. Noi a luglio avevamo deciso di fare tre mesi così ed è stata una roba stancante ma molto divertente.

Come hai gestito un appuntamento quotidiano e uno settimanale per tre mesi? 

Le cose si sono incastrate come piacciono a me. Mi hanno lasciato la possibilità di fare tutto con un taglio molto personale. Adesso, mi concentro su Quarta Repubblica ma soprattutto sui contenuti del mio sito. Non devo spiegare a Fanpage.it quanto sia importante la comunicazione digitale, visto che siete i primi in Italia. Il futuro è questa roba qua.

Come lavori al sito? 

La cosa fondamentale è capire il proprio taglio. Far concorrenza ai grandi giornali italiani, è impossibile per me, ma riuscire a dare un taglio libertario e liberale è già un successo. Dentro c’è tutto lo spettro dei liberali: i conservatori, i radicali, i liberali di sinistra. L’idea per cui è nato questo sito è mettere insieme questi mondi che da soli valgono poco, ma insieme possono dare un grande pensiero. Ho una cinquantina di collaboratori che scrivono più una decina di persone che lavorano per me. È una vera e propria azienda editoriale, ormai.

C’è anche qualche firma, penso a Gian Paolo Serino per la letteratura. 

Serino è fantastico, ma anche tutti gli altri che ho, sono dei personaggi pazzeschi. Pensiamo a Max Del Papa, che mi procura più querele che introiti pubblicitari ma non lo mollerei mai. L’ultima grandissima soddisfazione è vedere Milei che ha ripreso un nostro articolo.

Il presidente dell’Argentina? 

Lui è un mito. Non so se riuscirà a risolvere qualcosa in Argentina, ma lui è la Thatcher, Reagan e Teo Teocoli tutti in uno. È un personaggio straordinario, vorrei conoscerlo. Proprio stamattina ho avviato le trattative per andare a intervistarlo.

Lui è considerato sopra le righe, per non dire pericoloso: quel suo grido “AFUERA!” verso tutti i ministeri che giudica inutili. Poi la motosega…

Ma, sai, i coglioni guardano alla motosega, i savi guardano all’albero che deve tagliare: cioè, la spesa pubblica e la corruzione. È un genio. È un calcio alle buone maniere. I francesi prendono il ragazzino perbene, trentenne, pulitino che vorresti avere come figlio (Gabriel Attal, ndr), loro invece hanno uno spettinato che ha i cani fatti con la fecondazione eterologa. Io trovo stupendo tutto questo.

Parliamo del tuo ultimo libro, Gli altarini della sinistra

Gli altarini della sinistra è una ricerca giornalistica di tutti quei casi in cui la sinistra ha voluto insegnare a noi, che non siamo mai stati di sinistra, le ragioni del proprio insuccesso. Quando vado al bar e trovo qualcuno che, da sinistra, mi spiega come sbaglio io dal punto di vista liberale, io mi incazzo.

Ok, la sinistra. Ma a destra, non ci sono altarini? 

A destra, ci sono le travi. Il punto fondamentale è che le travi della destra sono lì, manifeste. Quando c’è l’altarino a sinistra si tende sempre a giustificare.

Come se ci fosse una sorta di superiorità morale?

Esatto, è la parola giusta. C’è chi la chiama egemonia culturale. L’egemonia culturale c’è perché sono stati bravi loro. Ma è la superiorità morale che a me fa incazzare, questo è il tema. L’egemonia culturale si conquista, la superiorità morale si usurpa.

Il 2 febbraio torna La Ripartenza, il tuo evento. 

Si sono prenotate mille persone ed è già tutto esaurito. Forse ho commesso un errore socialista, quindi fatale: non ho dato un prezzo a quest’evento. Dovevo dargli anche un piccolo prezzo, come una seduta psicanalitica: non si può andare gratis, bisogna sempre pagare anche se non ci si presenta dal proprio analista.

Ci saranno politici? 

La Ripartenza non ospita mai la politica, ma solo un ministro in carica. Quest’anno ci sarà Carlo Nordio perché il tema centrale sarà quello della giustizia. Gli chiederò se è possibile che sono vent’anni che parliamo di riforma della giustizia e siamo ancora qui a parlarne. Certo, glielo chiedo nel momento in cui hanno votato il primo articolo sull’abuso d’ufficio, magari un po’ fuori tempo, ma la vera riforma della giustizia voglio capire se la fanno. Ci sarà una seconda parte, che è il vero dna della Ripartenza, ovvero parlare del modo migliore per cui le imprese italiane potranno avere successo in futuro. Ci saranno gli imprenditori italiani che mi spiegheranno qual è il segreto della loro competitività. Tutto raccontato in maniera semplice perché il pubblico vuole sentire cose semplici.

Acca Larentia. Cosa ne pensi? 

Quando ero ragazzino, essendo io un laico, all’università mi menavano sia i fascisti sia i comunisti. Sono quindi la cosa più lontana che ci sia dal fascismo e non ho nessun passato che mi possa portare da quella parte.

Sento che sta per arrivare un “eppure”.

In Acca Larentia vedo solo persone che vogliono ricordare un’enorme ingiustizia e se io domani crepassi, perché uno m’ammazza, sarei molto contento che qualcuno dei commensali della mia Zuppa urlasse “Augh!” (il saluto consueto nella sua rassegna online Zuppa di Porro, ndr) al mio funerale.

È un po’ diversa, però…

Sto facendo il megalomane, ma hai capito cosa voglio dire. C’è un elemento di comunità che è molto importante, poi però c’è un elemento di cretinaggine che è quello che ci porta a pensare alle masse di Piazza Venezia. A me non dice nulla. Per me ha ragione Elias Canetti: “Le masse sono una folla indistinta di persone che segue chi urla di più”. Le folle, come quelle di Piazzale Loreto o di Piazza Venezia, mi fanno orrore. Però, dico anche – come dice Mattia Feltri ricordando Togliatti – l’opinione della nostra Costituzione prevede che uno possa essere, anche in maniera detestabile, fascista senza che per questo commetta reato.

Il confronto televisivo tra Elly Schlein e Giorgia Meloni. Ha senso avere un confronto tra queste due forze?

La trovo una cosa molto divertente perché sono due archetipi di mondi diversi. È chiaro che questi confronti non spostano voti, ma sarà un gran bello spettacolo. La televisione si prende molto sul serio, ma prima di tutto è un grande spettacolo.

C’è chi pensa che dovrebbe essere Giuseppe Conte a fare un confronto con Giorgia Meloni. 

Questa tua domanda rivela il punto debole della sinistra. È evidente che il confronto viene fatto con quello che viene considerato il vero avversario della maggioranza. Ma la situazione paradossale è che la sinistra al momento c’ha due gambe e questo è il punto fondamentale della loro debolezza.

Elly Schlein ha portato il Pd in ritiro. Come fanno gli allenatori con le squadre di calcio. 

Il problema per me non è andare o non andare in ritiro. Il problema è se queste cose portano alle autocoscienze. Le autocoscienze non servono a nulla. Però, che uno faccia il punto della situazione con i suoi non la trovo una cosa disdicevole.

Chiara Ferragni. 

Sono portato umanamente a difendere gli indifendibili, come un bellissimo libro di Block che ho pubblicato con la mia casa editrice, “Difendere l’indifendibile”. Io difendo Chiara Ferragni anche se lei è indifendibile. La difendo anche contro tutte le opinioni dei miei follower e dei miei sostenitori.

Perché la difendi? 

Perché io vedo su di lei Piazzale Loreto. Non si appendono a testa in giù i colpevoli e i processi si fanno in tribunale. Stiamo esagerando su di lei.

Sei stato vicinissimo alla Rai, l’anno scorso.  

Non è un mistero, mi avevano chiamato. Come non è un mistero che il Cavaliere, uscendo dall’ospedale una settimana prima di morire, mi disse: “Non puoi mollarmi”. Nella nostra vita conta la lealtà. Mi sono detto: m’ha salvato quando avevo perso Virus su Rai2, ora mi offrono pure un secondo programma, che faccio gli giro le spalle?

Resterai a Mediaset anche l’anno prossimo o ti guardi intorno? 

Io sono come Milei, sempre ‘afuera’ vogliono fare con me.

In che senso? 

No, scherzo, nessuno farà ‘afuera’. C’è un contratto pluriennale: né loro possono farmi fuori, né io posso andare da nessuna parte.

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