Non avrà detto che il governo è “fascista”, ma non ci vedrebbe niente di male. E comunque che è complice di genocidio quello sì, l’ha detto, di fronte agli studenti delle scuole collegate in webinair. Però no, non “crede” di averli inviati ad occupare gli istituti ma magari di “rivoltarsi” sì, metaforicamente si spera. Francesca Albanese risponde al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha richiesto ispezioni in alcuni istituti scolastici italiani dopo gli incontri tenuti dalla relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati.
Accuse contro Albanese
Le verifiche mirano a chiarire se, durante questi incontri, siano stati violati principi fondamentali come il pluralismo e la neutralità educativa. Gli episodi sotto indagine riguardano scuole in Toscana ed Emilia-Romagna, ma sono tantissime quelle che hanno partecipato al webinar, organizzato dalla rete “Docenti per Gaza”. Secondo alcune ricostruzioni, infatti, durante i suoi interventi Francesca Albanese avrebbe accusato il Governo Meloni di essere «fascista» e di «complicità in un genocidio». Sempre nel corso di questi incontri, la relatrice Onu avrebbe suggerito agli studenti di occupare le scuole. La Lega e Fratelli d’Italia si sono espressi duramente, descrivendo le iniziative come “propaganda politica”. Alle accuse, Albanese ha risposto oggi durante un’intervista con Andrea Scanzi. In merito al “governo fascista” ha affermato: “Io veramente non credo di aver detto che questo governo è fascista ma perché non è proprio il modo in cui mi esprimo, ma anche se l’avessi detto non sarebbe un crimine” visto che ci sono “molti esponenti di questo governo si vantano di essere fascisti” (ma dove?) e “criticano più il 25 aprile che le ragioni storiche che l’hanno prodotto”. Sulle occupazioni, invece, Albanese sostiene di non averli mai incitati a commettere un reato ma semmai “sono sicura -conoscendomi- di aver detto che sono stati i giovani i primi ad opporsi al genocidio occupando le università” e “posso avergli detto rivoltatevi dinanzi all’illegalità“, “mantenete questa capacità critica” e “non vi fermate a quello che vi è imposto”.
Va detto che, ascoltando l’intervista, Albanese non è “sicura” di non aver affermato ciò di cui è accusata. Ma poco importa, in fondo. Perché è grave anche solo se, come lei confessa di aver fatto, ha davvero definito l’Italia “complice di genocidio” senza contraddittorio, senza che nessuno potesse contestare certe affermazioni. Certo: Albanese è sicura di sé ed è convinta di non aver fatto nulla di male, perché ha presentato “le prove” direttamente agli studenti. “Se hanno qualcosa da dire si confrontassero e rispondessero con i fatti”. Ma il problema è proprio questo: non il fatto che lei sia stata invitata, ma il fatto che in quelle scuole non era stato previsto alcun contraddittorio per provare a “smontare” le sue presunte “prove”.
Le dichiarazioni di Valditara
Il ministro Valditara ha sottolineato che “la scuola deve essere un luogo di pluralismo e non di indottrinamento”. Ha inoltre affermato la necessità di verificare se Francesca Albanese abbia davvero pronunciato affermazioni offensive verso il Governo o istigato azioni illegali. “Se le accuse saranno confermate, saranno adottate misure disciplinari”, ha aggiunto, sottolineando l’importanza che la scuola resti uno spazio imparziale e rispettoso dei valori democratici costituzionali. Di fronte alle ispezioni, Albanese ha attaccato direttamente Valditara: “È vergognoso – ha detto a Scanzi – vieni da me vieni da me, ministro, parla con me. Se questo governo si degnasse di incontrarmi una volta, come fanno gli altri governi di paesi civilizzati, non si arriverebbe a questo”.
Reazioni e polemiche
La decisione di avviare ispezioni ha diviso il panorama politico. Esponenti del PD e del Movimento 5 Stelle hanno criticato l’iniziativa, definendola un’espressione di censura politica e propaganda. Al contrario, esponenti della Lega e Fratelli d’Italia hanno difeso la scelta del ministro, accusando Albanese di aver trasformato le scuole in piattaforme per la propria ideologia politica. Mariastella Gelmini di Noi Moderati ha appoggiato pienamente l’azione, ritenendo inaccettabile portare «propaganda nei luoghi di educazione».
Le scuole coinvolte
Gli istituti interessati dalle prime polemiche includono il Liceo Montale di Pontedera, il Liceo Dini di Pisa e l’Istituto Comprensivo Massa 6. Parte delle controversie è nata anche dalla gestione degli incontri: in alcuni casi, i dirigenti scolastici avrebbero dichiarato di non essere stati informati, mentre i genitori sarebbero stati esclusi da qualsiasi comunicazione. L’organizzazione degli eventi prevedeva che gli studenti interagissero con Albanese seguendo un format rigido, senza possibilità di dibattito. In Emilia-Romagna, un istituto ha già deciso di annullare un incontro simile in seguito alle polemiche.
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