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Ipotesi neofeudale (Andrea Venanzoni)

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Quello che vi consiglio di leggere è un libro stupefacente. Pubblicato da una piccola casa editrice, Passaggio al Bosco. Roba di destra, sovranista. Provatevi a leggere Ipotesi neofeudale di Andrea Venanzoni e poi sappiatemi dire se ciò che leggete non è piuttosto figlio di quell’approccio austriaco tanto caro ai liberali e cioè l’individualismo metodologico.

La società letta con gli occhi dell’individuo e i fenomeni collettivi interpretati con la logica dei singoli che fanno parte di una rete di istituzioni che si sono più o meno dati, con un processo di sviluppo spontaneo. Ipotesi neofeudale potrebbe non convincervi, ma è geniale. Nuovo. È stato scritto in un periodo di pestilenza, ma è figlio di un ragionamento che nasce ben prima, con la crisi delle democrazie liberali. E questo è già il primo aspetto fondamentale. La peste accelera un processo di degrado delle nostre istituzioni che nasce precedentemente. E l’autore lo spiattella con la banalità del male: «Una rapida scorsa delle pagine del Rapporto Colao, ad esempio, testimonia bene come gran parte delle misure indicate abbiano poco a che vedere con gli effetti diacronici del coronavirus, ma prendono di petto i problemi endemici dell’Italia».

La pandemia in realtà «ha divaricato in maniera sempre più netta ed evidente la differenza che intercorre tra libertà e democrazia, o presunta tale, tra soggetto inventivo e garantito». È chiaro come la prospettiva dell’autore sia liberale e coraggiosa. Per tutto l’Ottocento democrazia e libertà sono state considerate due rette parallele. Lo abbiamo dimenticato. Forse perché in realtà un punto di incontro, o meglio un nemico comune dopo la guerra, lo hanno trovato. Ma oggi? Senza scomodare Schmitt e i confini labili tra democrazia e dittatura, sarebbe sufficiente ricordare Milton Friedman e la sua battaglia contro la necessaria giustizia derivante dal solo rispetto delle procedure democratiche.

«Il punto – scrive Venanzoni – quindi non è la democrazia rappresentativa ora, ma se la democrazia rappresentativa, con i suoi meccanismi procedurali, le sue regole e i suoi costi, potrà davvero garantire la libertà e sopravvivere a se stessa». La risposta che l’autore si dà è «no». Ci stiamo avviando al medioevo, quello cinese. Il neofeudalesimo di cui parla Venanzoni si sviluppa in un incrocio di Stati nazionali che limitano le libertà (in Italia con una decostituzionalizzazione fattuale che rompe le poche libertà e garanzie liberali previste dalla Costituzione) e una globalizzazione delle società private digitali che si sono create la loro regola legale.

Nicola Porro, Il Giornale 25 aprile 2021