Esteri

Iran, perché questa guerra stavolta è diversa

Non è la prima volta che gli Stati Uniti attaccano Teheran. L'ultimo raid pochi mesi fa. Ma stavolta sarà più lunga: ecco perché

iran 2
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

La lunga preparazione militare e il mostruoso dispiegamento di forze americane attorno al medio oriente suggerivano già la scarsa fiducia riposta nei colloqui diplomatici. E alla fine, questa mattina, è successo ciò che da settimane analisti e mezzi di informazione si aspettavano: gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco congiunto contro l’Iran, con esplosioni riportate a Teheran e in altre città come Isfahan, Karaj e Kermanshah. Il compound del leader supremo Ali Khamenei è stato praticamente polverizzato e il presidente Donald Trump ha annunciato su Truth Social che gli USA hanno iniziato un’operazione bellica per distruggere il programma nucleare iraniano, devastare le sue forze militari e promuovere la fine di un regime sanguinario.

L’Iran ha risposto con una controffensiva, lanciando missili balistici e droni verso Israele, Adu Dhabi (causando lì un morto), Dubai, Doha, Bahrein.

C’è una differenza sostanziale tra questo attacco e i precedenti: questa volta non si tratta di un’operazione lampo, come quelle viste in passato, ma di una guerra vera e propria che potrebbe durare giorni o settimane. Fonti militari USA indicano che gli attacchi iniziali si concentrano su obiettivi militari, inclusi siti missilistici e nucleari, ma il presidente Trump ha suggerito un impegno massiccio e continuo. Secondo il New York Times, gli ufficiali americani prevedono che le operazioni si estenderanno per diversi giorni per neutralizzare le milizie governative senza dar loro tregua o possibilità di ritorsioni strutturate.

L’Iran, come detto, ha già risposto agli attacchi, con Israele che dichiara lo stato di emergenza nazionale e sospende i voli civili. Queste news indicano un conflitto simmetrico piuttosto che un raid unilaterale e prettamente simbolico quale è stato quello della scorsa estate.

A sostegno di questa tesi non soltanto le dichiarazioni delle intelligence e dei politici (anche Antonio Tajani ha dichiarato che si aspetta un prosieguo abbastanza lungo delle operazioni); l’enorme dispiegamento di mezzi USA attorno all’Iran dimostra una preparazione per un impegno prolungato. Dal gennaio 2026, gli USA hanno accumulato la più grande forza navale e aerea nel Medio Oriente da quando attaccarono l’Iraq. Due portaerei, USS Abraham Lincoln e USS Gerald R. Ford, sono posizionate nel Mar Arabico e nel Mediterraneo orientale, accompagnate da diversi incrociatori e cacciatorpedinieri, decine di aerei da combattimento, inclusi F-22 Raptor, F-35 Lightning II, F-15E Strike Eagle e F-16 Fighting Falcon.

Questo dispiegamento include anche svariati tanker per rifornimenti in volo e asset di intelligence, permettendo operazioni lunghe e sostenute. Chiaramente questa forza è ottimizzata non solo per gli attacchi sul territorio iraniano ma anche per la protezione degli alleati lungo il Golfo (che sappiamo essere stati estremamente reticenti nelle scorse settimane proprio perché intimoriti dalle minacce di ritorsioni di Khamenei).

A questo punto un ruolo più che fondamentale lo avrà la popolazione iraniana, che da tempo invoca un intervento americano dall’alto. I civili, protestando contro il regime, hanno pagato un carissimo prezzo, subendo esecuzioni sommarie e blackout costanti alle comunicazioni. Ora la speranza è che, attraverso una pressione aerea grazie agli USA e per le strade grazie agli iraniani in cerca di libertà, l’esercito deponga le armi e consegni il regime teocratico degli ayatollah.

Tutto fa supporre però che sarà un processo piuttosto lungo e non un blitz in stile Maduro. Ma questo gli USA lo sanno bene.

Alessandro Bonelli, 28 febbraio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Sedute Satiriche di Beppe Fantin - Vignetta del 16/04/2026

La linea rossa del consenso

Vignetta del 16/04/2026