Italia, il paese dove chi si difende paga più del criminale

Tra legittima difesa, processi infiniti e sfiducia nella giustizia, cresce la sensazione che lo Stato tuteli più i malviventi che le vittime

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sparatoria cassia (2)

La vicenda di specie, così come tutte le altre simili, offre l’occasione per riflettere sulla giustizia. La guardia giurata che, nell’esercizio delle sue funzioni, spara e, non volendo, uccide il malfattore è in carcere.

Chi, nel tentativo di difendersi, sorprendendo dei ladri in casa, senza intenzione, uccide i malviventi spesso deve affrontare lunghi processi per vedersi riconosciuto il diritto alla legittima difesa. Chiaramente siamo tutti a favore della vita e contro la pena di morte: l’Italia è uno stato di diritto e, come tale, deve difendere i diritti dei suoi cittadini. Il diritto alla propria privata, il diritto alla custodia e alla tutela dei propri beni devono essere diritti garantiti, per tutti.

La legittima difesa è riconosciuta anche dal Catechismo: L’amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale E’ ovvio che non si vuole proporre logiche da far west, dove ognuno difende se stesso, e i diritti in una logica di violenza: tuttavia è chiaro che ci sono situazioni in cui i cittadini non si percepiscono difesi nella loro incolumità.

Pensiamo anche solamente ai borseggiatori fino ad andare ai casi delle rapine nelle case durante le quali i malviventi commettono violenze anche contro le persone: il cittadino non ha il diritto a difendersi? Si tratta dunque di non operare contrapposizioni tra i diritti: la vittima ha il diritto a difendersi e questo diritto deve essere riconosciuto a garanzia dei cittadini, il malvivente ha il diritto ad avere un giusto processo e il dovere di riparare con la pena il danno recato alla società.

 

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Però deve essere ribadita l’autorità dello Stato, sempre: il guaio è che, quando i cittadini sentono lo Stato lontano, quando vedono che sembra maggiormente tutelato il malfattore rispetto al cittadino onesto, ecco che scattano le ronde nei quartieri, la giustizia fai da te e tutte le iniziative che nulla hanno a che vedere con il presidio fornito dall’autorità della legge.

Si percepisce anche tra i cittadini una scarsa fiducia nel ruolo della magistratura: talvolta persone arrestate vengono rilasciate per errori procedurali, ecco questo non contribuisce a creare un clima di fiducia nel ruolo dei giudici. Occorre ridare autorità alle leggi e al ruolo dei giudici e delle Forze dell’Ordine che spesso, anche dai media o dai social, non sono presentati in modo rispettoso e tale da dare fiducia al loro lavoro. Occorre essere molto prudenti: lo Stato di diritto ha bisogno della fiducia che si deve nutrire verso chi è preposto al rispetto della legge. Legge e persone preposte al suo rispetto devono godere dello stesso prestigio e della stessa autorità.

Suor Anna Monia Alfieri, 22 ottobre 2025

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