WE ARE RESTOCKING KUFIYAS IN A FEW WEEKS. Sul sito, dell’azienda della famiglia Hirbawi di Hebron, monopolista palestinese nella produzione di quelle che dalle nostre parti sono chiamate Kefiah campeggia la scritta equivalente a un Sold Out. Troppe richieste e se programmate di scendere in piazza con quella che viene definita “l’unica e originale kefiah prodotta in Palestina”, anche in colori diversi dal bianco e nero, dovrete aspettare qualche settimana.
Ma tranquilli, sul web esiste anche un negozio on line Freepalestineshop.nl che dall’Olanda commercializza nel mondo tutto quanto necessario per sentirsi palestinesi, comprese le felpe, una maglietta della nazionale di calcio che non esiste, e collane con un ciondolo in oro che ha la forma della Palestina. Esattamente dal fiume al mare, con la scomparsa definitiva di Israele.
Alla faccia dell’avarizia attribuita ad altri popoli e ad altre comunità, il sito annuncia che ben il 10% dei profitti (non del fatturato) sarà devoluto per aiuti alle vittime in Palestina, che potrebbe significare i gazawi, ma anche le famiglia dei terroristi martiri che già sono finanziati da Hamas e dall’Anp.
La moltiplicazione delle Kefiah nelle città italiane, con necessario accompagnamento di bandiere palestinesi che garriscono all’urlo Fri Fri Palestain, ci ha incuriosito, conoscendo un minimo (in più) la storia del Medio Oriente, per andare a rivisitare le origini e la palestinità della Kefiah.
Detto che si tratta di un copricapo tipico delle comunità agricole in alcuni Paesi a maggioranza musulmana, come il Kurdistan, il matrimonio fra Kefiah e popolo palestinese è ancora più tardivo rispetto alla scoperta negli anni 60 di una identità palestinese.
In precedenza la Kefiah, in aree limitrofe a quella della Palestina, rappresentava il tipico copricapo dei giordani (in versione bianco rossa) al punto da essere indossata dal generale inglese Glubb Pasha, a capo della famosa Legione araba, composta nella stragrande maggioranza da tribù beduine e protagonista di leggendari scontri con l’esercito israeliano.
Peraltro proprio la Kefiah giordana, ai palestinesi non stava, e giustamente, eccessivamente simpatica, non solo perché la Giordania guidata da una monarchia Hashemita ha sempre relegato a una posizione di cittadini di serie B la maggioranza palestinese della sua popolazione, ma anche perché nel famoso settembre nero, quello del 1970, ricordato nel mondo arabo come “l’epoca degli eventi spiacevoli”, proprio l’esercito in kefiah bianco-rossa sterminò circa 5000 palestinesi, per porre fine a una rivolta nascente e a una lunga serie di attentati che avrebbero avuto nel mirino anche il re Hussein in persona. Dal Cairo la Voce degli Arabi, giornale controllato dal governo di Nasser, parlò di genocidio.
Ma perché allora la Kefiah è abbinata dagli antagonisti e dai Pro-Pal di mezzo mondo alla lotta armata del popolo palestinese? Anche qui, nel grande mondo della “disinformatia” si tratta di un clamoroso tarocco costruito a tavolino e sostenuto dall’informazione dominante. La creazione della Kefiah bianco nera, va ricondotta a Yasser Arafat (premio Nobel per una pace che lui fece saltare a Oslo) e udite udite, nato al Cairo e non in Palestina, come la propaganda sovietica per decenni invece accreditò nel mondo.
Nel 1956, a una conferenza a Praga, Yasser Arafat indossò la Kefiah, che non era affatto il tradizionale copricapo palestinese e che non lo è nemmeno oggi (come anche le immagini da Gaza e dal West Bank dimostrano) facendola diventare un emblema suo e della causa palestinese in generale. Alcuni storici individuano il matrimonio fra palestinesi e Kefiah nella scelta del Gran Mufti di Gerusalemme, migliore alleato di Hitler, Amin al Husseini di diversificare il simbolo di questa alleanza rispetto alle croci uncinate naziste.
Di certo il viaggio e il “marketing globale” della Kefiah nel resto del mondo inizia nel 1974, in seguito al discorso davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite dello stesso Yasser Arafat, che ne fece un vero e proprio marchio di fabbrica. Già qualche anno prima, la Kefiah bianca e nera era stata immortalata sul capo della militante attivista Leila Khaled, icona rivoluzionaria che nel 1969 contribuì al dirottamento di un Boeing 707, ritratta in un campo di addestramento con in braccio un AK-47 e al cui nome è stata intitolata una delle barche, oggi sotto sequestro israeliano, della Sumud Flotilla.
Arafat da eccezionale influencer quale era pose la Kefiah sotto i riflettori come icona della rivoluzione palestinese e la trasforma, come l’immagine di Che Guevara, in un simbolo della rivoluzione degli oppressi. Il cerchio si chiude nel 1994 quando gli venne conferito – unitamente a Shimon Perez e Yitzhak Rabin, il Nobel per la pace.
Wafa Ghnaim, esperta di abbigliamento palestinese e ricercatrice associata al Metropolitan Museum of Art, ha spiegato che fino agli anni Venti gli unici a portare la kefiah erano gli uomini beduini, piegandola in diagonale e fermandola con una specie di corda detta aqal: era anche un modo per distinguersi da tribù nemiche.
Bruno Dardani, 11 ottobre 2025
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