GIÀ ALLA FRUTTA

Starmer, un premier allo sbando

La parabola discendente di Downing Street tra errori politici, crisi interne al Labour e leadership vacillante

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La stampa britannica non usa più mezzi termini: il Times lo definisce un “primo ministro zombie”, un morto che cammina, e non è un insulto da poco. Questa definizione, inizialmente provocatoria, è diventata quasi lo specchio di una realtà politica in cui Starmer sembra prigioniero di una leadership senza slancio né visione. Anche il Guardian, testata considerata più filolaburista, afferma che “Downing Street non è all’altezza del compito”, suggerendo come l’esecutivo non riesca a governare, pur avendo la maggioranza.

Ma è il Financial Times a stendere la sentenza più pesante: secondo il quotidiano dell’establishment, la recente crisi di leadership ha “definitivamente mandato in frantumi la sua pretesa di offrire maggiore competenza”.

La ribellione interna diventa una crisi

Dietro l’apparenza di controllo, Starmer sta affrontando una furiosa lotta interna. Le indiscrezioni fatte filtrare da Downing Street contro il segretario alla Salute Wes Streeting sono esplose come un boomerang: Streeting ha risposto definendole “autorizzate da una cultura tossica nella squadra di Starmer”. I briefing anonimi che minacciavano un ribaltone sono stati interpretati non come segnale di forza, ma come il manifesto di un premier che pubblicizza le sue debolezze prima ancora che un rivale osi sfidarlo.

Un ministro, riferendosi alle operazioni di Downing Street, le ha descritte come “follia”, un autogol politico che arriva a quindici giorni dalla manovra (Budget). La leadership di Starmer vacilla e lo stesso Financial Times avverte che la “rivolta auto-generata” mina la stabilità che il Labour aveva promesso.

Una maggioranza ampia ma fragile

Starmer, grazie a una vittoria elettorale netta, ha una maggioranza sicura, ma nonostante ciò il suo governo appare paradossalmente instabile. Il tentativo di imporre tagli al welfare ha provocato una ribellione interna pesantissima: oltre 120 deputati laburisti hanno firmato un emendamento per bloccare una legge che ridurrebbe benefici per disabili e persone vulnerabili. È un segnale che non si può ignorare: non solo opposizione esterna, ma un partito spaccato che non si sente più rappresentato.

Quando Starmer ha liquidato le critiche come “rumori da palco” (“noises off”), il Guardian ha reagito con durezza: il voto contrario di tanti deputati mostra che “il partito non è più unito come vuole far sembrare.

Economia in caduta libera

L’economia britannica sotto il governo Starmer è tutt’altro che in ripresa: la crescita nulla nel terzo trimestre del 2024, mostra il Guardian, mette in evidenza come le promesse di rilancio siano per ora rimaste lettera morta. Il cancelliere dello Scacchiere Rachel Reeves ha proposto aumenti di imposta consistenti – inclusi 25 miliardi di sterline derivanti dall’aumento dei contributi nazionali per le imprese – finendo per comprimere gli investimenti e frenare la fiducia delle aziende. Anche a inizio 2025, quando l’economia è cresciuta solo dello 0,1%, Reeves ha ammesso di non essere soddisfatta, ma il suo messaggio appare sempre più come un giro di parole per nascondere un guado politico ed economico dalle acque pericolose.

Il flop sugli immigrati lancia Farage

Nel frattempo, Nigel Farage incassa consensi cavalcando il malessere reale su immigrazione e sicurezza: propone misure radicali che, per molti, suonano più concrete delle vuote rassicurazioni di Starmer. Ha dichiarato che abolirebbe lo “status di permanenza illimitata” (ILR) per migliaia di immigrati, affermando che essi sono “un grave onere per lo Stato” e promettendo rimpatri in massa. Al contrario, il governo laburista sembra annegare in annunci contraddittori sull’immigrazione irregolare: mentre le difficoltà sui rimpatri aumentano e le operazioni sono lente, Farage si presenta come l’unico davvero deciso a risolvere le tensioni nelle città, attirando una parte dell’elettorato che teme “degrado, criminalità e immigrazione fuori controllo”. Senza contare che Starmer ha speso miliardi di sterline per i richiedenti asilo.

Con Trump solo dispiaceri

Starmer ha cercato di gestire la sua relazione con l’amministrazione americana, ma con risultati ambigui. Per mitigare l’impatto dei dazi voluti da Trump, ha orchestrato perfino un secondo invito di Stato per il presidente Usa, sollevando critiche per un gesto giudicato diplomaticamente umiliante. Secondo molti, Downing Street ha mostrato troppa deferenza verso un alleato problematico. Anche quando Trump ha attaccato la Bbc dopo lo scandalo per il servizio sull’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021, il governo si è mostrato ondivago, rafforzando l’idea di un premier prono alle pressioni esterne. Per quanto la figuraccia fosse inqualificabile, i britannici (e gli inglesi in particolare) non sono secondi ai francesi in sciovinismo.

Governo debole e leadership usurata

Il Financial Times sintetizza la situazione: un governo che aveva puntato sulla competenza “adulta” si è ritrovato impantanato in crisi auto-generate, colpi di scena interni e politiche che alimentano la delusione. Starmer sembrava il volto del cambiamento stabile e rassicurante. Invece, a sedici mesi dalla vittoria elettorale, rischia di essere ricordato come il primo ministro che ha perso la rotta, nonostante una maggioranza parlamentare schiacciante.

Enrico Foscarini, 17 novembre 2025

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