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Kissinger gela Zelensky: “L’Ucraina deve cedere territori alla Russia”

L’ex segretario di Stato americano al World Economic Forum: “No ad una Russia isolata”

Kissinger a Davos

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L’Ucraina dovrebbe cedere territori alla Russia, rinunciare a qualcosa allo scopo di porre fine ai massacri e chiudere la guerra. Parola di Henry Kissinger, ex segretario di Stato americano, intervenuto ieri al World Economic Forum di Davos. 

“I negoziati – ha detto – devono iniziare nei prossimi due mesi prima che si creino tensioni difficili da superare: idealmente, la linea di divisione dovrebbe essere il ritorno allo status quo ante guerra”. Cosa significa, nel dettaglio? Il “riconoscimento” della Crimea russa, il ritorno delle truppe di Putin all’interno dei confini delle Repubbliche separatiste filorusse e, chissà, magari un vero accordo migliore dei fallimentari Minsk 1 e Minsk 2. Tradotto: Kiev dovrebbe accettare di “cedere” i territori della Crimea e del Donbass. Ipotesi che per ora Volodymyr Zelensky e il suo staff hanno sempre escluso con forza. Il ”protrarre la guerra oltre questo limiti – dice Kissinger – non sarebbe più per la libertà dell’Ucraina, ma una nuova guerra contro la Russia”.

Clicca qui per vedere il video, in inglese, dell’intervento di Kissinger

“Otto anni fa – ha spiegato Kissinger – quando è emersa l’ipotesi dell’ingresso dell’ucraina nella Nato, ho scritto un articolo in cui dicevo che l’esito ideale sarebbe stato una Ucraina neutrale, una sorta di ponte fra Europa e Russia invece che una linea del fronte, una prima linea di schieramenti opposti interni all’Europa. Questa opportunità al momento non esiste più, non in quella forma, ma può ancora essere concepita come obiettivo finale. Penso che un movimento verso negoziati di pace dovrebbe iniziare entro i prossimi due mesi, prima che il conflitto crei sollevazioni e tensioni difficili da superare, in particolare nelle relazioni fra Russia ed Europa e fra Ucraina ed Europa”.

Secondo Kissinger, gli Stati Uniti e l’Europa dovrebbero evitare di farsi trascinare “dagli umori del momento” e non dovrebbero nemmeno cercare di “umiliare” la Russia. Una linea, quella del 98enne politico americano, che segue la scia tracciata da Emmanuel Macron e per ora rifiutata dall’Ucraina. “Spero che gli ucraini faranno corrispondere all’eroismo che hanno mostrato la saggezza”.

“L’esito della guerra in Ucraina – ha aggiunto l’ex segretario di Stato di Richard M. Nixon e Gerald Ford. – cambierà i rapporti di forza nei prossimi anni, ma ora che le relazioni si stanno ridefinendo e rimodellando, il rischio è di entrare in uno spazio in cui la linea di demarcazione è ridisegnata e la Russia è completamente isolata. Bisogna ricordare che la Russia è stata una parte essenziale dell’Europa per oltre quattro secoli: i leader europei non dovrebbero perdere di vista l’orizzonte di una relazione a lungo termine con Mosca, perché ci troviamo ora di fronte a una situazione in cui la Russia potrebbe alienarsi completamente dall’Europa e cercare un’alleanza forte e permanente con la Cina, e questo potrebbe portare a distanze diplomatiche simili a quelle della Guerra fredda, che ci riporteranno indietro di decenni. Dovremmo lottare per una pace a lungo termine”.

L’analisi di Kissinger si va a sommare all’editoriale del New York Times di qualche giorno fa, quando gli analisti dell’importante quotidiano americano scrivevano che Kiev dovrebbe prendere “dolorose decisioni territoriali” e all’analisi del Pentagono secondo cui riconquistare il Donabass sarà quasi impossibile.

La reazione dell’Ucraina non si è fatta attendere. Ed è stata più dura del previsto. Zelensky è convinto che fare concessioni territoriali alla Russia significherebbe solo “rimandare” la guerra di qualche anno. Esattamente come successo nel 2014: otto anni fa Putin si prese la Crimea e oggi è tornato all’attacco. Potrebbe farlo in futuro? Il consigliere del presidente, Mikhailo Podolyak, ha poi criticato duramente le parole di Kissinger: “È un bene che gli ucraini nelle trincee non abbiano il tempo di ascoltare i provocatori di panico di Davos: sono un pò impegnati a difendere libertà e democrazia”.