
La Bce ha comunicato di non poter sostenere l’operazione finanziaria da 140 miliardi di euro destinata all’Ucraina, elemento centrale del progetto europeo di un “prestito di riparazione” garantito dagli asset russi attualmente congelati. Come riportato dal Financial Times, la valutazione dell’istituto di Francoforte è che la proposta della Commissione europea non rientri nel proprio mandato. Questa conclusione, secondo vari funzionari europei, complica ulteriormente la possibilità per Bruxelles di utilizzare le risorse russe bloccate presso Euroclear, il depositario titoli con sede in Belgio.
Il rifiuto della Bce arriva mentre l’Unione europea sta valutando come assicurare la copertura finanziaria necessaria a sostenere Kiev nei prossimi due anni, in un contesto in cui la capitale ucraina è impegnata a fronteggiare una significativa carenza di liquidità. Il piano elaborato dalla Commissione prevedeva un sistema di garanzie statali per suddividere il rischio connesso al rimborso del prestito. Tuttavia, fonti interne all’esecutivo europeo segnalano che i governi nazionali potrebbero non essere in grado di reperire con tempestività le risorse necessarie in caso di emergenza, con potenziali effetti sui mercati. Nel corso delle discussioni, riferiscono quattro persone a conoscenza del dossier, è stato chiesto alla Bce se potesse intervenire come prestatore di ultima istanza per Euroclear Bank, per prevenire eventuali problemi di liquidità. Stando a tre di queste fonti, la Banca centrale ha escluso la possibilità di svolgere tale ruolo.
Sulla questione è intervenuta Paula Pinho, prima portavoce della Commissione europea, durante il briefing quotidiano con la stampa: “Alla luce di questa posizione della Bce, stiamo discutendo su come garantire che questa liquidità possa essere assicurata. Stiamo fondamentalmente cercando soluzioni alternative, e questo fa parte di tutto il lavoro che si sta svolgendo in questo momento sulla legge sul prestito di riparazione”. Secondo la portavoce, le discussioni sul prestito coinvolgono sia gli Stati membri sia le istituzioni finanziarie, in particolare la Banca centrale europea: “Siamo in contatto con gli Stati membri – spiega la portavoce -. Siamo in contatto anche con le istituzioni finanziarie, in particolare con la Banca Centrale Europea. Stiamo anche discutendo con la Banca Centrale Europea su quali siano le soluzioni fattibili. Come garantire la liquidità necessaria è un aspetto assolutamente essenziale delle discussioni, ovvero garantire la liquidità necessaria per eventuali obblighi di restituzione degli asset, in questo caso alla Banca Centrale Russa. Questo è quindi un elemento importante del prestito di riparazione. È fondamentale garantire che l’UE, i suoi Stati membri e gli enti privati possano sempre adempiere ai propri obblighi internazionali”.
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Parallelamente, dal Belgio arrivano ulteriori riserve sull’utilizzo degli asset russi. Le autorità belghe considerano la misura assimilabile a una confisca, con possibili ripercussioni legali. Il ministro degli Esteri Maxime Prévot ha ribadito che “se la Russia ci porta in tribunale avrà tutte le possibilità di vincere e noi non saremo in grado di rimborsare questi 200 miliardi perché rappresentano l’equivalente di un anno di bilancio federale. Significherebbe la bancarotta”, definendo la situazione “una grande spada di Damocle che pende sulla testa”. Le sue dichiarazioni si aggiungono ai precedenti avvertimenti provenienti da Euroclear e si inseriscono in una fase decisiva per l’iniziativa sostenuta dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, attesa a presentare nei prossimi giorni una proposta legislativa sulla gestione dei beni russi immobilizzati.
La questione è destinata ad arrivare al Consiglio europeo del 18 dicembre, dove la Commissione sperava di ottenere un primo via libera politico allo strumento dei Prestiti di Riparazione. Oltre all’opposizione annunciata dell’Ungheria, anche la posizione del Belgio appare al momento difficilmente modificabile. Di fronte alle difficoltà politiche e legali, a Bruxelles si valuta l’ipotesi di un meccanismo temporaneo basato sul debito comune europeo, che consentirebbe di garantire un sostegno immediato all’Ucraina. Anche questa soluzione, tuttavia, richiede l’accordo unanime dei Ventisette. Nel frattempo, l’evoluzione dei contatti diplomatici tra Stati Uniti e Russia potrebbe incidere sul quadro: un’eventuale intesa sulle riparazioni di guerra renderebbe meno praticabile l’utilizzo degli asset congelati. Nonostante le incertezze, resta un punto fermo: nelle conclusioni del Consiglio europeo di ottobre è stato confermato l’impegno dell’Ue a finanziare l’Ucraina per i prossimi due anni. È da questa decisione che la Commissione europea intende ripartire per tentare di superare l’attuale stallo.
Franco Lodige, 2 dicembre 2025
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