Una telenovela questa guerra in Ucraina. Una telenovela questa pace in Ucraina. Mi dicono che i 28 punti dell’elenco di Donald Trump si sono nel frattempo ridotti a 19. Nel momento in cui scrivo non so quali esattamente siano, quali hanno cancellato, quali hanno mantenuto e se ne hanno aggiunti di nuovi. In ogni caso, non era difficile bollare – come avevamo bollato – quei 28 punti come ridondanti e pleonastici, anche senza neanche leggerli. Intendiamoci: credo che fossero ottimi e, tutto sommato, a parte qualche dettaglio secondario, dignitosi per entrambe le parti. Chi li lamenta punitivi per l’Ucraina, è ingeneroso con Donald Trump che li ha avanzati. Se mi è concesso, provo a dire perché.
Una prima contestazione è che l’esercito ucraino sarebbe ridotto. Orbene, 600mila unità possono dirsi una limitazione? Le nostre unità di cielo, mare e terra, carabinieri compresi, sono meno di 300mila, e la nostra popolazione è quasi il doppio della ucraina. E le unità russe sono meno di un milione e mezzo: un militare ogni 100 civili. Comunque sia, credo che questo punto possa ben essere cancellato e la Russia limitarsi solo a negare la presenza di militari stranieri: tanto, il numero di militari ucraini è limitato dal numero di abitanti, e sarebbe già molto alto il rapporto 1/50 tra militari e civili.
Un’altra contestazione al piano di Trump è la rinuncia di Kiev ai territori conquistati da Mosca. Ma, da che mondo è mondo, i territori conquistati rimangono a chi li conquista – e, anzi, chi perde la guerra di solito rinuncia ad altri territori. C’è poi da dire che Crimea e Donbass avevano già espresso il desiderio di separarsi da Kiev con un referendum: anche a volerne negare la validità, rimane il loro valore politico. Infine, quei territori non sarebbero stati occupati se si fosse fermato il conflitto nel 2022 con la rinuncia alla Nato e il riconoscimento di pari dignità ai cittadini ucraini di lingua russa che il regime di Petro Poroshenko stava prendendo a pesci in faccia.
Poi, ci si lamenta della mancata adesione alla Nato: ma questa è stata il nocciolo della questione! Torto o ragione che abbia Mosca con le sue paranoie, il fatto è che essa vede una minaccia alla propria sicurezza nazionale la possibilità di avere basi militari americane o della Nato ai propri confini. Non la si può del tutto biasimare: simile paranoia ebbero gli Usa di JFK nei confronti dei missili sovietici a Cuba. Inoltre, nel dire che il destino di unirsi alla Nato sarebbe scritto nella Costituzione ucraina, non si racconta tutta la storia: nella Costituzione ucraina del 1996 c’era scritto l’opposto, in omaggio alla dichiarazione “solenne” enunciata il 16.7.1990; poi, nel 2019 Poroshenko fece emendare la Costituzione, tradendo, appunto, la “solenne” promessa. Pacta servanda sunt si dice da tempo immemore.
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Ci si lamenta per il punto che propone un’amnistia generale. Ma questo punto è a vantaggio degli ucraini, cioè della loro élite che li ha governati dal 2014. Sono costoro che, alla fine di una guerra di 4 anni che si conclude addivenendo alle richieste di Mosca di 4 anni fa (e, in più, perdendo territori che non sarebbero stati perduti se si fosse rispettato il semplice principio del “pacta servanda sunt”), godrebbero di un’amnistia ed eviterebbero processi giustizialisti. O veramente si vagheggia del voler processare Vladimir Putin per i crimini di guerra che gli si vorrebbero addebitare? Mai successo niente di simile nella Storia del mondo, se non verso chi ha subito una schiacciante e totale sconfitta; e, in questo caso, spesso ha pensato questo stesso a togliersi di mezzo. Per dire: sono stati processati Barack Obama e compagni per i fatti di Libia?
Quel fenomeno del Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha detto che non ci può essere pace senza che sia coinvolta l’Europa. Personalmente lo includo tra quelli che in altre occasioni ho chiamato “donnette” della Ue e, d’altra parte, l’uomo – anzi, il Cancelliere! – s’è già esibito in pubblico in un patetico pianto. Ora, chiediamoci: quando mai nelle paci successive alle guerre sono stati coinvolti non solo i perdenti (come lo è la Ue) ma anche solo gli insignificanti (come lo è la Ue). Per esempio, l’assetto mondiale dopo l’ultima guerra è stato deciso da tre soli uomini: un americano, un inglese e un russo. Punto. Non c’era neanche il francese. Che speranza ha la Ue di avere voce in capitolo? Non è mai successo nella Storia e non vedo come potrebbe accadere ora. Il solo fatto che questa gente ai vertici della Ue abbia tale speranza, fa comprendere com’è stato possibile che essi abbiano potuto anche solo immaginare di poter vincere una potenza nucleare: il Giappone non gli ha insegnato nulla, la Storia non gli ha insegnato nulla.
Alla fine, il piano di Trump, sia quello dei 28 punti che quello dei 19 punti, va benissimo. Tanto, i punti importanti sono tre:
1. Ucraina fuori dalla Nato e Nato fuori dall’Ucraina e, più in generale, garanzie di sicurezza sia dell’Ucraina sia della Russia.
2. Garanzie di pari dignità ai russi d’Ucraina.
3. Mantenimento alla Russia dei territori da essa conquistati in guerra. Tutto il resto oltre questi tre punti è coreografia.
Mentre scrivo, mi vien da pensare che, a parte Crimea e Donbass (ormai con la Russia), per gli altri territori potrebbero accordarsi che tornino all’Ucraina fra, che so, 100 anni (come Hong Kong è poi tornata alla Cina), a patto che l’Ucraina “si comporti bene”. Tipo: rinuncia alla condizione di Stato “etnicamente puro”, riconoscimento di Stato bilingue a tutti gli effetti, con piena dignità per tutti, siano essi ucraini o russi. Nelle leggi promulgate negli ultimi 12 anni in Ucraina, la russofobia si taglia col coltello: se gli ucraini non ripensano su questi loro sentimenti, lunghi anni di astio li attende, che non so a chi mai potrebbe giovare, se non a chi trae profitti dal torbido.
Franco Battaglia, 29 novembre 2025
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@ Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


