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La Boldrini stia lontana dal mio letto

Boldrini riporta il consenso sessuale al centro del dibattito: ora si discute anche di ciò che accade in camera da letto

Laura Boldrini Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Lo Stato anche in camera da letto, e persino sotto le lenzuola. No, non è il frutto di una realtà distopica immaginata dal genio creativo di George Orwell. È il principio contenuto nel disegno di legge sul consenso sessuale recentemente presentato a Montecitorio da Laura Boldrini.

Il testo in questione stabilisce infatti, che, nel corso di un rapporto sessuale, la volontà espressa debba mantenersi per l’intera durata dell’atto, e che possa altresì essere revocata in qualsiasi momento e in qualunque forma. Un concetto logicamente ragionevole, che, tuttavia, nel linguaggio giuridico, nella fattispecie in questione in quello del diritto penale, rischia seriamente di trasformarsi in un’arma micidiale: qualunque atto o gesto consumato a margine di un rapporto di natura intima si presterebbe infatti a diventare reato, anche retroattivamente, anche in presenza di un consenso iniziale da parte della persona “offesa”.

Dal sacrosanto tentativo di reprimere la violenza, si giunge, così, con tutti i pericoli che ne conseguono, all’introduzione di un controllo permanente sull’intimità degli individui. Proprio come nel capolavoro di Orwell, 1984, il Potere crea dunque i presupposti per estendere fino all’inverosimile la sorveglianza universale, penetrando anche nella sfera sentimentale dell’individuo, e riducendo persino l’amore in atto sorvegliato.

Alla base di tale proposta risiede una logica marcatamente paternalista fondata sul presupposto che lo Stato, non riponendo alcuna fiducia nei comportamenti degli individui, debba necessariamente insinuarsi nella loro sfera privata con l’obiettivo di regolarne dall’alto ogni singolo aspetto. La libertà individuale viene così interamente riposta nelle mani di un’autorità superiore, e il piacere mestamente ridotto a un banalissimo modulo legale da compilare.

Ciò, conduce l’individuo ad abdicare a tutte le proprie responsabilità, delegando la totalità delle proprie scelte a uno Stato onnipresente, che tutto osserva e a cui nulla sfugge, finanche i pochi intensi attimi di piacere di un cittadino così relegato al rango di suddito. Con il solito vecchio pretesto della protezione della salute collettiva la norma finisce, pertanto, per colonizzare anche la sfera più intima, assurgendo a “guida morale” in grado di trasformare un rapporto consenziente in reato, il desiderio in violenza, l’amante in imputato.

Salvatore Di Bartolo, 30 settembre 2025

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