Uno scoop pubblicato da Euractiv solleva interrogativi pesanti sul funzionamento delle ONG attive nella Striscia di Gaza. Secondo la testata, Hamas avrebbe interferito nelle attività di alcune organizzazioni beneficiarie di finanziamenti europei, esercitando forme di controllo o pressione che metterebbero in dubbio la loro indipendenza operativa.
L’inchiesta si basa su documenti interni ottenuti da Euractiv, dai quali emergerebbe un monitoraggio sistematico da parte del movimento palestinese. Le informazioni, qualora confermate, potrebbero ridisegnare la percezione del lavoro svolto dalle ONG in un territorio già estremamente complesso.
“Documenti interni di Hamas visionati da Euractiv rivelano che il gruppo terroristico designato dall’UE monitorava attentamente le ONG internazionali che operavano nella Striscia di Gaza, richiedendo che persone di fiducia collaborassero con le organizzazioni, molte delle quali ricevono finanziamenti diretti dall’UE – scrive il quotidiano – I documenti, datati tra il 2018 e il 2022, sono stati rinvenuti nella Striscia di Gaza dalle autorità israeliane durante la guerra iniziata dopo l’attacco terroristico di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno declassificato i documenti e i ricercatori dell’istituto NGO Monitor di Gerusalemme ne hanno analizzato le copie digitali e fisiche. L’organizzazione ha poi condiviso i documenti e le sue conclusioni con Euractiv”.
La neutralità umanitaria sotto pressione
Le ONG rappresentano uno dei principali strumenti attraverso cui l’Unione Europea sostiene la popolazione di Gaza, soprattutto nei settori dell’assistenza sanitaria, dell’educazione e degli aiuti di emergenza. L’ipotesi che un gruppo armato possa influenzarne il funzionamento mina alla radice il principio di neutralità che dovrebbe caratterizzare ogni intervento umanitario. “I documenti – aggiunge Euractive – offrono una visione unica di come il Meccanismo di Sicurezza Interna (ISM), un’unità speciale del Ministero dell’Interno di Hamas, monitorasse e approvasse i progetti implementati dalle ONG nella Striscia di Gaza. I documenti suggeriscono anche che le ONG europee, seppur inconsapevolmente, collaborassero con il gruppo terroristico molto più strettamente di quanto si pensasse in precedenza”.
In sostanza Hamas si sarebbe “avvalsa di cosiddetti ‘garanti’, ovvero cittadini di Gaza che fungono da punto di contatto tra Hamas e le rispettive ONG. A questi cosiddetti garanti venivano spesso affidate posizioni amministrative influenti all’interno delle ONG, come quella di direttore o presidente del consiglio di amministrazione”. Alcuni sarebbero stati membri di Hamas, altri solo simpatizzanti o affiliati. Comunque persone fidate. Nel mirino sono finite le Ong Cesvi, Oxfam, IMC e tante altre.
Facciamo un esempio. “I documenti – scrive Euractive – hanno dimostrato che Hamas ha cercato di sfruttare il lavoro della ONG per le sue attività militari. In un documento del 16 giugno 2021, Hamas ha sottolineato che l’organizzazione Oxfam ha collaborato con un gruppo locale legato ad Hamas per realizzare un progetto di irrigazione per alberi da frutto. Il gruppo terroristico ha affermato che il progetto avrebbe contribuito ai propri obiettivi militari. Il progetto idrico di Oxfam si è svolto in una ‘zona di confine ed è sensibile alla sicurezza’, ha osservato Hamas, aggiungendo che gli alberi da frutto ‘sono noti per essere una copertura per le attività di resistenza nelle zone di confine. I ricercatori dell’ONG Monitor hanno affermato che Hamas “ha garantito che questo progetto Oxfam fosse implementato in modo coerente con il mantenimento e l’occultamento di posizioni tatticamente vantaggiose per le sue forze”. L’UE ha finanziato il progetto“.
Per leggere il rapporto stilato da ONG MONITOR, clicca qui.
***AGGIORNAMENTO*** Ci ha scritto una comunicazione il Direttore Generale di CESVI, Stefano Piziali, per una precisazione sul loro presunto coinvolgimento. Per leggerlo, clicca qui.
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