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La borghesia garantisce la libertà perché lavora

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Per gentile concessione dell’autore, un estratto da “Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la sesta puntata.

La borghesia, in altre parole, non media perché, come si dice genericamente con quella che sembra essere una frase fatta, è il ceto medio o la classe media; la borghesia, che esiste nelle sue varie e plurali individualità, media perché è autonoma grazie all’impresa del lavoro. È l’opera concreta e storica del lavoro che svolge un’opera di mediazione mettendo in fuorigioco da una parte chi ha tutto e non vuole nulla, il privilegiato o colui che punta al privilegio, e dall’altra chi non ha niente e vuole tutto, il rivoluzionario o colui che punta al sovvertimento, per mostrare che solo attraverso il lavoro si raggiunge una relativa autonomia che garantisce a tutti quella libertà necessaria per vivere secondo i propri ideali e per soddisfare i bisogni. Ecco perché Croce non temeva di riportare il partito liberale alla tradizione di Cavour in cui tutto, necessità e propositi, è da farsi ope libertatis perché solo tramite la conoscenza e l’affermazione della libertà che riforma gradualmente sé stessa si può evitare ora la reazione e ora la rivoluzione.

Il ceto mediatore è il cuore del liberalismo di Croce come del liberalismo di Einaudi e sulla borghesia come ceto mediatore si fondano l’etica del lavoro e la democrazia. Proprio la borghesia dovrebbe coltivare il gusto della cultura come valore indipendente e di libertà. Perché la cultura libera, esattamente come il lavoro, ha la capacità di mediare gli estremi che tendono alla distruzione. Invece, il mondo borghese, ora abbandonando la cultura ora trascurando il lavoro, si è incamminato sul viale del tramonto smarrendo la sua funzione più alta che Croce – il grande borghese – gli riconosceva: essere costruttore di civiltà.

Giancristiano Desiderio, Croce ed Einaudi (Rubbettino 2020)

(6. segue)