Qui al bar abbiamo appreso che l’Ue vuole aprire uno “Scudo per la democrazia”, un centro per la “resilienza democratica” che impedisca la penetrazione delle fake news. E già ci domandiamo se il nuovo potente strumento di Ursula von der Leyen debba essere rivolto alla Russia, oppure alla magistratura italiana.
Ad esempio, a Di Martedì su La 7, per “sfatare il mito” di Giovanni Falcone favorevole alla separazione delle carriere, il procuratore Nicola Gratteri ha letto una lettera attribuita allo stesso Falcone, nella quale il martire della lotta alla mafia esprimeva il timore che, tramite una riforma orientata in quella direzione, si potessero mettere le toghe sotto il controllo del potere esecutivo. Peccato solo che quell’intervista sia un falso. Non è mai stata pubblicata, non è mai stata rilasciata. Falcone, quelle cose lette da Gratteri in tv, non le ha mai dette.
Nelle vere interviste, semmai, aveva sostenuto la differenziazione strutturale dei ruoli del pm e del Gip. Non sappiamo se avrebbe mai sottoscritto la riforma Nordio e non crediamo nemmeno che sia giusto arruolare in una crociata per il sì o per il no al referendum un uomo probo, morto 33 anni fa. Ma se un magistrato, oggi, può andare in televisione a declamare bufale, forse il problema non è che le carriere siano o meno separate; il problema è che qualcuno, la carriera, riesce a farla nonostante sé stesso.
Il Barista
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