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La camminata viterbese di Salvini? Ricorda quel corteo del 1980…

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L’amico Mattia Feltri (La Stampa) ha chiamato il video della camminata in viterbese di Matteo Salvini “La spaventosa bellezza”, testo e titolo perfetti. L’amico Massimo Recalcati, da par suo, lo legge invece come uno che “ha saputo sfruttare quella sua pulsione securitaria che per Sigmund Freud è a fondamento di ogni psicologia di massa”.

Per me invece la camminata di Salvini è stata una banale eccitazione stradale di fine estate. Se vogliamo trovare qualche episodio del passato, seppur “stiracchiato” a cui riferirsi, lo vedrei piuttosto con i primi chilometri del corteo di protesta che il 14 ottobre 1980 impiegati e quadri della Fiat fecero contro le azioni di picchettaggio della triplice sindacale (li avevano tenuti fuori dagli stabilimenti per 35 giorni con la violenza). Il cosiddetto “sindacato giallo” (l’equivalente dei sindacati di oggi, che parlano e si atteggiano da economisti, c’è chi sa persino cos’è il moltiplicatore keynesiano) era guidato da Luigi Arisio, una persona perbene che, a sua insaputa, si ritrovò tribuno dei moderati. Allora facevo il direttore del personale di Fiat Componenti (42.000 dipendenti) e, in quella vicenda, sotto la guida del nostro leader, Carlo Callieri, direttore del personale di Fiat Auto, fummo solidali con l’iniziativa di Arisio, anche se immaginammo che i partecipanti sarebbero stati poche migliaia. E tali rimasero per gran parte del percorso, poi cominciarono ad aumentare in modo esponenziale creando un’eccitazione stradale imprevista.

Mi telefonò mia mamma, ex operaia Fiat, allora aveva 71 anni, mi disse che lei e le sue ex colleghe avevano deciso di infilarsi nel corteo in via Po, all’altezza di via delle Rosine. E che avrebbe indossato il tailleur nero, portando la bandiera italiana. Capii che una certa Sinistra aveva finito la sua spinta propulsiva. Il barricandero Enrico Berlinguer (non ancora santo) sarebbe stato umiliato dalla Torina operaia. Così fu. E il tailleur nero dell’anarchica carrarina Brunilde Casoni, vedova Ruggeri (detta Nonna Bi dai nostri figli), sarebbe entrato nella storia operaia della nostra famiglia, come sostituto elegante di un rivoluzionario forcone.

Così come i 40.000 che sfilarono silenti non erano a favore di Arisio ma “contro” i politici democristiani e “contro” i comunisti di Berlinguer, così gli applausi e i toccamenti dei cittadini di Viterbo verso Salvini (come gli applausi al funerale di Genova) sono “contro” quel pezzo deviato dell’establishment che nel 2011 ha fatto saltare il rapporto cittadini-istituzioni, quando anziché andare a nuove elezioni fu chiamato un “podestà straniero”. Tutto iniziò lì, ora il mondo del 2011 e seguenti è morto, ed è stato sepolto il 4 marzo 2018.

Spero che il vecchio establishment e noi élite lo si comprenda una volta per tutti, si metta in discussione il modello apportandovi modifiche risolutive (il passato non torna), le persone legate a quel mondo si facciano da parte. Spero che Matteo Salvini capisca che gli applausi sono “contro” quel passato. E ricordi anche che il tailleur nero di Nonna Brunilde, prima o dopo arriva per tutti.

Riccardo Ruggeri, 6 settembre 2018