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La Chiesa clandestina cinese

La Cina inventa una nuova legge per zittire i cristiani - Seconda parte

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I termini legati al cristianesimo sono considerati altamente sensibili oltre che potenzialmente pericolosi. Parole come “Dio”, “Bibbia” e “Cristo” erano già state bandite, nel 2019, dai libri di testo per le scuole elementari con il duplice scopo di ridurre l’adesione alle religioni tra cinesi e sottomettere i vari credo a una sinicizzazione forzata. Così come sono state modificate tante storie della tradizione europea con riferimenti a gli angeli e Dio.

Nel 2018, il governo cinese ha vietato la vendita online di Bibbie, Vangeli e Catechismo della Chiesa cattolica in  tutto il Paese.

Ma in questi giorni, è accaduto anche che sull’app di messaggistica cinese, WeChat – le applicazioni occidentali sono bandite in Cina – alcuni utenti abbiano iniziato a vedere censurata la parola Cristo dai messaggi. È accaduto, infatti, per la prima volta che in un gruppo di lettura un uomo abbia suggerito tra i testi, “L’imitazione di Cristo”. E si è trovato questa spiegazione a corredare l’impossibilità di inoltrare il messaggio: “La parola ‘Cristo‘ che stai cercando di pubblicare viola le normative sui servizi di informazione su Internet, incluse, a titolo esemplificativo, le seguenti categorie:

·        pornografia, gioco d’azzardo e abuso di droghe

·        marketing eccessivo

·        incitamento”.

Se l’islam è, infatti, un problema limitato allo Xinjiang, il cristianesimo è una religione che desta preoccupazioni ben più importanti. Ad oggi in Cina ci sono circa 100 milioni di cristiani, di cui solo 36 milioni iscritti alle associazioni statali. Il resto frequentano tutti la Chiesa clandestina. In novanta milioni sono gli iscritti al partito comunista. Secondo alcune proiezioni sulla tendenza delle fedi e sulla demografia, Xi Jinping,  entro il 2030, si potrebbe trovare a governare 250 milioni di cristiani cinesi: la Cina rischia di diventare il Paese con più cristiani al mondo.

Lorenza Formicola, 4 maggio 2022