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La deriva ideologica (e gretina) dell’ambientalismo

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Milioni di persone sono scese in piazza oggi in tutto il mondo per partecipare allo sciopero globale per chiedere ai governi misure più consistenti per contrastare il cambiamento climatico. La leader delle manifestazioni di piazza “Fridays for Future” è la sedicenne Greta Thunberg, divenuta un’icona per gli ambientalisti globali. In Italia, così come in Olanda, l’appuntamento è rimandato a venerdì prossimo 27 settembre a causa di motivi organizzativi, ma la sostanza non cambia. Il fatto che ci si mobiliti a favore dell’ambiente, dovrebbe essere una buona notizia, il problema è la deriva ideologica che la lotta ambientale ha assunto.

L’ambientalismo, così come il femminismo o il giovanilismo, parte da una giusta domanda, quella di conservare il mondo che ci circonda e diminuire l’inquinamento, ma genera risposte sbagliate. Il motivo è semplice: l’ambientalismo, le battaglie di Greta Thunberg, i “Fridays for future” sono intrisi di ideologia, un tema che dovrebbe stare a cuore a tutti diventa ostaggio di una sola area adottando slogan e modalità ascrivibili a un’area di pensiero liberal e globalista. Gli ambientalisti cercano così di tracciare un solco tra chi, come loro, è portatore delle idee giuste e chi, come i sovranisti, difende gli interessi dei “cattivi” individuati negli imprenditori colpevoli di inquinare e distruggere l’ambiente. Poco importa che le imprese diano lavoro a milioni di persone, che contribuiscano a creare una qualità della vita accettabile, l’ideologia ambientalista troppo spesso coincide con una visione anti imprenditoriale che danneggia in primis le classi sociali più deboli che rischiano di rimanere senza un’occupazione se si dovessero ascoltare gli strali dei seguaci di Greta Thunberg.

Lo stesso discorso vale per la sostituzione dei veicoli più vecchi con nuove macchine meno inquinanti: da un punto di vista idealistico è senza dubbio giusto, in pratica si rischia di penalizzare chi non può permettersi di acquistare una nuova autovettura. Inoltre, se proprio volessimo dare un’etichetta alla lotta per la tutela dell’ambiente, si tratterebbe di una battaglia tipica dei conservatori come scritto in più occasioni da Roger Scruton: cosa c’è in fondo di più conservatore di salvaguardare il territorio in cui siamo nati e cresciuti, custode delle nostre radici e tradizioni?

Francesco Giubilei, 20 settembre 2019