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Dieta Detox? L’ho fatta e vi racconto come è andata

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Avendo per tutta la vita lavorato molto, e al contempo essere stato molto felice, sono preda di una sindrome: quando scendo sotto le 60-70 ore settimanali di impegno (non posso chiamarlo lavoro, trattandosi di leggere, di scrivere di viaggiare: tre attività che amo) entro in crisi, divento malinconico, la barba mi cresce più lentamente, ho voglie matte di anacardi, rifiuto l’acqua gassata. Appena aumento il ritmo di lavoro, tutto torna come prima.

Un amico, in verità un po’ corpulento, mi ha parlato entusiasta di una dieta che, dice, lo distrugge ma lo fa sentire uomo (nulla di sessuale, solo aumento dell’autostima). Segue la Dieta Detox (disintossicante), sotto controllo medico. Mi ha confessato che la odia fino alle ore 14, poi l’accetta, borbottando, fino a quando si corica: il rispettarla è diventato per lui una religione.

Ha convinto anche la moglie a praticarla, ora parlano solo più di quello, si controllano a vista, sentirli parlare pare un confronto fra una società di auditing e una di rating. Purtroppo, la persona di sevizio (romena) ha rifiutato la Detox, si è creato un problema non banale. Il compromesso è stato: a) a mezzogiorno mangia in luogo appartato; b) alla sera porta a casa ciò che resta, in modo che il frigo nella notte non diventi terreno di scorrerie.

Dopo molte telefonate e giri di parole hanno sputato il rospo: volevano che la facessi pure io, solo per una settimana. Si rendevano conto della mia situazione: mai fatto sport dopo i 18 anni salvo camminare in modo deciso 7-10 km/giorno, ho sempre mangiato e bevuto a mio piacere (solo nei due pasti principali), ho preso 7 kg di peso fra i 18 e gli 82 anni. Ho accettato, so di farli felici, e ci scrivo pure un Cameo.

Certo, mica sono pazzo, la personalizzo a modo mio: a) nessun controllo medico; b) libertà di sostituire gli alimenti non graditi con altri; c) rifiuto di bere solo il the bianco (molti anni fa in Cina ho fatto il pieno di the bianco, ora basta). Li ho visti felici, lo sapevo, ma ho avuto la conferma che mi vogliono bene.

Si inizia con una pre-dieta: bisogna eliminare una decina di tipologie di alimenti o di bevande che potrebbero scatenare una sindrome da astinenza. Ho accettato di rinunciarne a sei su dieci: caffè, saccarosio-fruttosio, sale aggiunto, latticini (mi sono tenuto il burro salato, l’unico alimento francese che consumo e il pecorino toscano della mia infanzia), dolcificanti sintetici, grassi saturi-idrogenati-bifrazionati (non sapevo che fossero, mi hanno spiegato che si trovano solo nei fast food, e nei supermercati, luoghi che non frequento per scelta di vita), nessun integratore o medicina.

Non ho rinunciato al vino (due bicchieri a pasto), a una cialda di cioccolato 80% con un goccio di rum, solo alla sera, il pesce cucinato in tutti i modi, salvo al vapore che sarebbe invece il solo autorizzato. Sono stati implacabile nel pretendere solo gli “assolutamente vietati cereali con glutine” (non sono celiaco), nessuna rilevanza scientifica contro di loro, solo una moda radical chic lanciata da Michelle e Barack Obama.

Com’è andata? Mi è parso di tornare agli anni ’40-’50, bambino, poi adolescente. Allora ero passato dal latte della mamma direttamente alla pasta in bianco a mezzogiorno e minestrone di verdura con farro bollito (stesso menù del maiale) alla sera. A mia insaputa, ho alternato giornate vegane ad altre vegetariane fino a 19 anni. L’ingresso nell’officina 5 di Mirafiori, ha visto il contemporaneo ingresso nel mio stomaco delle proteine animali: non le ho più lasciate. Anzi le difendo contro Al Gore. Costui, Nobel, saputo che le scoregge dei bovini diventavano gas serra (in America è il suo soprannome), dopo aver scoperto che la scienza è incapace di eliminarle, ha proposto di eliminare i bovini scoreggioni.

Il settimo e ultimo giorno della sfida, in modo casuale, ho letto sul web che il Detox non ha particolari capacità disintossicanti e non può essere considerato un metodo salutare. Con una punta di vigliaccheria l’ho taciuto ai miei amici, l’ho trattata da fake news. Il Cameo l’ho scritto, sono tornato al solito mio tran tran alimentare ligure piemontese, comprando direttamente dai contadini e dai pescatori (quel bellimbusto di Justin Trudeau si tenga pure il suo riso selvaggio rosso e lo sciroppo d’acero). Prosit.

Riccardo Ruggeri, 7 giugno 2018